PER UNA MISTICA INCARNATA

A mio avviso, il concetto di mistica incarnata rappresenta un tema fondamentale e distintivo nel pensiero sviluppato da Antonella. Antonella riesce a intrecciare la dimensione trascendente della mistica con l’immediatezza dell’esperienza umana, conferendo al concetto un valore profondamente concreto e universale. Questa sua elaborazione non solo arricchisce la tradizione mistica, ma la rinnova, offrendoci strumenti per riflettere su come l’esperienza del divino possa essere vissuta, incarnata e manifestata nel quotidiano. Quindi una spiritualità che si incarna nella vita concreta e nelle relazioni umane, che passa attraverso la realtà concreta, radicata nell’esperienza del corpo e della storia. L’espressione mistica incarnata riprende poi l’idea che Dio si è manifestato nella storia, che il cristianesimo è incarnazione del divino nell’umano. In diversi hanno fatto riferimento a questo tipo di spiritualità, tra cui Vannucci e Simone Weil, due autori e mistici cari ad Antonella, ma nessuno ha usato questa espressione prima.

La nozione di mistica incarnata è colonna portante, cuore, pilastro della visione di Antonella. Un concetto tronco, fulcro che regge le altri componenti. Il tronco è il punto di collegamento tra le radici e i rami, le foglie e i frutti. Antonella introduce una prospettiva in grado di superare una concettualizzazione di mistica legata al passato, a schemi culturali datati, e quindi di rispondere alla sensibilità legata alla spiritualità contemporanea. Concetto catalizzatore di trasformazione spirituale e di recupero della dimensione mistica del cristianesimo.

Per una mistica incarnata: la preposizione per nell’espressione per una mistica incarnata assume un valore finale, indicando una meta, una direzione o un impegno verso qualcosa. Quindi il cammino spirituale come processo. Implica anche la finalità resa dall’espressione affinché la mistica sia incarnata: affinché diventiamo capaci di aprirci e lasciarci permeare dall’amore divino. Un’esortazione, un invito ad una forma di spiritualità che si esprime concretamente nell’esperienza umana.

Antonella ci spiega che l’idea di mistica incarnata si riferisce all’esperienza diretta dello Spirito, una sete di infinito e di eterno che riguarda tutti e richiede una trasformazione radicale. Ricreare l’appartenenza alla sorgente da cui proveniamo implica un cambiamento di prospettiva, che ci renda capaci di trasformare la vita terrena in un riflesso de il Regno dei cieli, che è la vita eterna: dimensione che vive dentro di noi e a cui siamo chiamati a risvegliarci.

Costruendo il Regno dei Cieli,Regno dell’Amore. il gerundio è una forma verbale non finita che esprime un’azione continua; per questo motivo, è in grado di riflettere molti dei concetti riguardo al percorso spirituale come processo e cammino. Regno dell’Amore: ritorno all’amore puro, originario, la sorgente di amore e luce da cui proveniamo e a cui apparteniamo. Salvezza cristiana dunque come percorso di ritorno all’amore e alla luce: guarigione, fioritura. La tensione verso il Regno dei Cieli è racchiusa nel messaggio evangelico.

Nel Regno dell’amore, è il titolo del primo capitolo del libro di Antonella Dio è Madre.

I tre concetti di incarnazione, resurrezione, e rivelazione, che Antonella ha elaborato in modo molto originale, sono collegati strettamente alla sua concettualizzazione di mistica incarnata.

Stare nella ricerca: la tensione che ci spinge, anelito interiore, il desiderio dell’anima di ricongiungersi al grembo divino da cui proviene

Aderenza come azione continuata nel qui e ora: aderire a Dio in ogni attimo, rinnovare il nostro sì

Rinascere continuamente: farsi riplasmare, stare nell’attualità della creazione

La forza generante dell’amore divino: un flusso continuo che ci avvolge e opera in noi

Risveglio spirituale: processo continuo, mantenere viva la memoria della sorgente d’amore da cui proveniamo, mantenere vivo l’anelitoCreazione: processo sempre in atto

Rivelazione: si verifica nell’attimo presente, ogni volta che ci poniamo in ascolto e ci lasciamo permeare dalla luce divina

Beatitudine: l’amore puro che diventa generativo in noi, una generazione sempre in atto, conforto, ristoro, guarigione

Regno dei cieli: realtà interiore che una volta risvegliata dentro di noi va condivisa. Aiutare la spinta dell’amore ad espandersi, fare la nostra parte.

Mistica incarnata > incarnazione: l’incarnazione del Verbo in Gesù fa nascere figli, figli di Dio. La pienezza umana di Gesù, la consapevolezza raggiunta da Gesù di essere Dio in Dio, questo ritorno consapevole all’unione con la sorgente diventa una potenzialità per tutto il genere umano: la coscienza cristica. L’incarnazione è la premessa della resurrezione, spiega Antonella.

Resurrezione: resurrezione della carne come trasformazione, più viviamo la vita interiore come smantellamento interiore, più la vita dello Spirito si iscrive nel nostro essere, diventa esperienza sensibile, lascia tracce, si iscrive in noi, si imprime e diventa in-carnata, coinvolge tutto il nostro essere.

Resurrezione come risveglio alla vita eterna /divina, che implica uno spostamento dalla soglia spazio-tempo: morte di uno stato e risveglio ad un altro stato. Sono stati di coscienza, enfatizza Antonella. La resurrezione esprime lo stato dell’essere in cui la coscienza vede secondo l’infinito e l’eterno, vede secondo lo sguardo divino, la coscienza umana è assimilata nella coscienza divina. Gesù è già risorto in vita, mentre era vivo. L’Io Sono della coscienza cristica.

In Dio è Madre, Antonella sottolinea che testimoniare nel mondo la resurrezione vuol dire incarnare il Verbo, lasciare agire la divina maternità. L’essere umano è chiamato ad assumere coscienza di essere Dio in Dio, acquisire consapevolezza di un’appartenenza indissolubile, che è impressa in noi ma che dobbiamo recuperare. Acquisire consapevolezza di essere gocce dentro un corpo infinito, il frammento nell’intero. Significa che la parte è in grado di manifestare il tutto, è fatta della stessa sostanza.

Rivelazione: adesione alla vita nel momento stesso in cui essa fluisce. È il rendersi visibile, qui ed ora, della forza generante dell’amore divino. È il lento disvelarsi del Regno dei cieli sulla terra. La rivelazione è il crescere della vita dello Spirito all’interno della vita umana.

Questo percorso di risveglio (che si attua attraverso l’incarnazione, resurrezione, adesione alla vita come rivelazione), di trasformazione interiore richiede una maturazione psico-fisica: quindi la via del silenzio, ascolto interiore, via dell’abbandono, la resa, la resistenza che viene meno, scioglimento psichico, essere in grado di vedere le proprie ombre, accettare il retroscena, come lo chiama Antonella. Farsi guardare dall’amore dello Spirito durante il silenzio stando lì dove siamo, svuotarsi di ciò che è superfluo per riempirsi dell’amore puro, creando lo spazio necessario per diventare canali dell’amore.

Meister Eckhart, mistico tedesco la cui opera ha avuto un ruolo nello sviluppo del pensiero di Antonella, afferma che in questo processo di spoliazione (morte mistica), l’anima si rende conto che è essa stessa il Regno dei cieli. Questa affermazione fa eco al vangelo di Luca: il Regno di Dio è dentro di noi.

Siamo chiamati ad abbracciare sia l’ aspetto individuale che collettivo nel realizzare il Regno dei cieli. Ogni individuo ha il mandato di realizzare la coscienza cristica. I risvegliati, gli eletti o gli amati, sono gli individui che rispondono all’amore divino, e vengono quindi a formare un corpo. Stessa direzione, stessa sostanza. La dimensione collettiva è quindi rappresentata dal corpo mistico che agisce per la santificazione dell’umanità: la comunità dei santi e dei risvegliati. Un corpo mistico che vibra all’unisono, come sottolinea Antonella.

Questo ci riporta a come Antonella spiega la dimensione dello spazio-tempo (il temporale e l’eterno, il finito e l’infinito sono dimensioni, soglie). Spalancare gli orizzonti: questi limiti sono attraversabili quando la coscienza si apre.

Dimensione spazio-tempo, quindi vita terrena: ci viene offerta gratuitamente l’opportunità preziosa di risvegliare la memoria, realizzare incarnazione e resurrezione, e ricevere le in-formazioni, la geometria, la forma, che poi ci porteremo dopo la morte biologica del corpo. È simile al lavoro di un artigiano che, per creare una forma, utilizza un materiale come il gesso o un altro tipo di stampo. Il materiale iniziale, che serve come supporto o forma provvisoria, viene usato per ottenere il modello desiderato. Una volta che il modello è stato creato, lo stampo o il supporto vengono rimossi o messi da parte. Ciò che rimane è l’essenza pura della forma, quella che è stata effettivamente creata e che conserva la sua vera natura.

Spazio-tempo come palestra di prova, chiamata, tassello necessario quindi del percorso che spinge al compimento di ciascun individuo, spazio-tempo sono necessari ma bisogna anche distaccarsi per guardare oltre, spostarci da questa soglia. Non finisce tutto qui davanti ai nostri occhi, il materiale. C’è oltre. Dobbiamo imparare a spalancare gli orizzonti, attraversare queste soglie. Questi limiti sono permeabili. Altrimenti rischiamo di comportarci come pesci che pensano che il mondo dell’acqua sia l’unico esistente, non avendo mai messo la testa fuori e respirato i cieli.

Antonella ci esorta a vivere il cammino sulla terra come via di conoscenza delle dimensioni segrete del Cielo. Gesù ha realizzato la sua natura divina nello spazio-tempo, accettando il limite, vivendo il limite, aprendo questo canale di luce, opportunità per tutti, potenzialità che si è innervata nell’essere umano grazie all’esperienza di Gesù Cristo. Vivere lo spazio-tempo cercando di realizzare il proprio mandato, stare nello spazio-tempo ma consapevoli che il tempo appartiene all’eterno, il finito appartiene all’infinito. Che i cieli sono anche quaggiù, non lassù (vedi Antonella in Dentro il silenzio, p. 15). La terra è dentro i cieli ma li vede lassù quando non riesce a sentirli dentro di sé.

Sciogliere il blocco granitico rappresentato dalla mente: è la mente a creare il peso, la resistenza. Lo Spirito Santo, la Madre che è in Dio, accoglie ogni peso, lo trasforma in luce, ma la disponibilità della creatura è necessaria. Rispondere all’amore, farsi raggiungere.

Antonella spiega così questa citazione dal vangelo di Matteo: chi nella vita terrena si è aperto alla vita dello Spirito, chi si è fatto attraversare, chi si è fatto amare, chi ha risposto all’amore, chi si è conformato alla misura dell’ordine divino, chi è stato in quella misura, lo sarà ancora di più dopo, nella vita dopo la morte biologica. Chi invece è rimasto chiuso, attaccato al materialismo e ai falsi idoli, accrescendo il proprio ego, non potrà portare con sé queste illusioni di ricchezza al momento della morte biologica, e così ne rimarrà privo.

La rivelazione è conoscere in spirito e verità. Questa conoscenza svela l’essere nell’Essere, s’irraggia.

Lo scopo della vita terrena è la santità, la santificazione.

La santità è stare nel mondo senza appartenere al mondo, quindi liberati dallo spirito del mondo. È il segno del Regno.

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