Le Beatitudini hanno un fascino unico, capovolgono la logica naturale con cui misuriamo la vita, aprono una vita di libertà, esprimono un capovolgimento totale dei criteri umani. Le Beatitudini sono un un cammino interiore, un itinerario spirituale, un ritratto di Gesù stesso.
Geografia interiore. Liturgia della trasformazione. Tre grandi movimenti: spogliazione, purificazione, missione.
Le Beatitudini sono una mappa del Regno. La prima e l’ultima creano un cerchio perfetto, promettono lo stesso: “di essi è il Regno dei cieli“. Il sigillo.
Nel Discorso della Montagna, Gesù continua a descrivere l’identità interiore di coloro che seguono e custodiscono la sua Parola, continua a rivelarne la vera essenza.
Matteo 5,13–16:
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli“.
In questi tre versetti emergono due immagini potentissime, semplici e cosmiche insieme: Il Sale e la Luce.
Il sale della terra è l’invisibile che dà sapore, ma soprattutto, è l’essenza stessa della terra. Voi siete il sale della terra è un’espressione molto più radicale di quanto sembri. È quasi una definizione ontologica, cioè riguarda l’essenza stessa della sequela, è come dire “l’acqua dell’oceano”. L’acqua è ciò che rende l’oceano tale, ciò che da al mare la sua natura profonda. Per questo dire sale della terra equivale simbolicamente a dire la componente essenziale che dà alla terra il suo senso e la sua vitalità.
Il sale, sciogliendosi e perdendo la propria forma, proprio così compie la sua funzione. Ugualmente quindi coloro che si mettono alla sequela sono chiamati a trasformare dall’interno. Il sale opera nel nascondimento, come la grazia, come l’amore autentico. Nel mondo antico si sapeva che il sale impedisce la decomposizione, conserva gli alimenti, mantiene l’equilibrio. I Padri del Deserto dicevano che il sale qui indica il principio che impedisce al mondo di cadere nel caos. Come il sale mantiene la terra viva, così la pienezza umana del discepolo mantiene la terra abitabile. È un’immagine cosmica: essere sale significa mantenere viva la componente interiore che dà sapore all’esistenza stessa.
Ma Gesù introduce anche un avvertimento : “…ma se il sale perde il sapore…” Si può smarrire la propria essenza quando la vita spirituale perde il contatto con la sorgente. Allora il sale diventa sterile perché è diventato insipido, cioè privo della sua vera essenza, identità interiore.
Voi siete la luce del mondo: voi siete la manifestazione di quella Luce che illumina il mondo. Questa seconda immagine è complementare alla prima: il sale agisce nascosto, la luce invece diventa rivelazione.
Qui Gesù introduce una tensione tipicamente evangelica: la vita spirituale è insieme nascosta e rivelata.
La luce non appartiene al discepolo: è un riflesso, una manifestazione, testimonianza dello Spirito, irradiazione. Come dice il Prologo di Giovanni a proposito di Giovanni Battista: “Non era lui la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce”. Il discepolo è testimone, manifestazione.
Matteo 5, 15 : “Non si accende una lampada per metterla sotto il moggio”. Il moggio rappresenta tutto ciò che soffoca la luce interiore: orgoglio, paura, desiderio di approvazione, egoismo, mediocrità, pesantezze non risolte. Mettere la luce sul candelabro significa invece vivere in modo trasparente: non perfetti, ma veri. La forza della levità, come dice Antonella, sulle ali della grazia.
Sale e Luce allora sono due modalità dell’amore. Possiamo leggere queste due immagini come due dimensioni: il sale come amore che si dona in silenzio, è discreto, trasforma dall’interno. La luce invece come amore che testimonia, è visibile, orienta, rende visibile l’invisibile.
Il cristiano è chiamato a essere entrambe le cose: perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro, la luce non serve a far brillare il discepolo, ma a rendere visibile lo Spirito. La santità rimanda sempre oltre.
Allora questo passaggio in Matteo sembra parlare della vocazione umana stessa. Ogni persona è chiamata a dare sapore al mondo.
Non con grandi gesti, ma attraverso la qualità della presenza.
Essere sale e luce significa incarnare l’amore. Mistica incarnata.
Come ci insegna Antonella, la santità non è diventare straordinari. È diventare trasparenti. la Luce scorre quando non trova ostacoli dentro di noi.
Gesù rivela che l’essere umano, nella sua verità più profonda, è già fatto per illuminare e dare senso al mondo, e la sua vocazione è semplicemente non dimenticarlo.
Un altro elemento molto importante da notare è il tempo grammaticale del verbo usato da Gesù e riportato nel testo greco: voi siete, quindi non voi sarete o voi dovete diventare. Voi siete, presente assoluto. Gesù non sta dando un ordine morale o un compito: sta rivelando una verità sull’essere umano a cui bisogna risvegliarsi e che bisogna custodire. Il presente del verbo usato da Gesù è un presente ontologico, non semplicemente grammaticale. È un presente che riguarda l’essenza.
Nel linguaggio biblico, dire tu sei è un atto creativo. Quando Dio dice qualcosa, quella realtà prende forma. Possiamo interpretare Voi siete anche come una parola che genera ciò che afferma. Gesù non solo descrive. Sta creando. Sta accendendo. Atto creativo.
Il voi siete si attualizza solo se si rimane nella sorgente. È come una lampada. La lampada è già luce, ma solo finché resta collegata al fuoco, alla sua sorgente. Giovanni 15,4: Rimanete in me, e io in voi. Fedeltà totale, appartenenza senza scarto.