Camminare in Cristo

Le parole di Gesù Io sono la via, la verità e la vita ( Giovanni 14, 6) sono tra le più dense di tutto il Vangelo. Rivelazione dell’identità stessa di Cristo e della salvezza cristiana.

ἐγώ εἰμι ἡ ὁδὸς καὶ ἡ ἀλήθεια καὶ ἡ ζωή
egō eimi hē hodos kai hē alētheia kai hē zōē

In questo testo greco si nascondono delle sfumature fortissime.

Prima cosa da notare: quando Gesù dice ἐγώ εἰμι, Giovanni vuole far percepire che in lui risuona la voce stessa dell’essere divino, rivelazione ontologica.
Gesù non dice semplicemente sono, ma ἐγώ εἰμι (egō eimi), dove il pronome ἐγώ è esplicito. In greco non sarebbe necessario, il verbo solo basterebbe. Questo rafforzamento crea un’eco potentissima dell’Antico Testamento, quando Dio parla a Mosè nel roveto ardente dice:ἐγώ εἰμι ὁ ὤν Io sono colui che è (Esodo 3,14).

Quando Gesù dice Io sono la via, non propone un metodo spirituale. Nelle religioni e nelle filosofie si parla spesso di “via” come di un cammino che l’essere umano deve percorrere per raggiungere Dio. Qui accade qualcosa di completamente diverso: la via non è ciò che l’uomo compie, ma ciò che Dio fa venendo incontro all’uomo. La via è Cristo stesso perché in lui Dio ha attraversato la distanza tra il divino e l’umano. Non è l’uomo che sale verso Dio, ma Dio che scende e si rende attraversabile. La via è quindi la carne di Cristo, la sua umanità. Camminare sulla via significa allora entrare in relazione, lasciarsi trasformare da questa presenza. Passaggio interiore: Cristo, nuovo modello di coscienza e umanità. La via. il movimento dell’esistenza verso Dio.

Io sono la verità, ἡ ἀλήθεια, rivelazione vivente. La parola “verità” non indica una definizione astratta o una teoria. La verità è la luce dell’essere, ciò che mostra il senso ultimo della realtà. E Gesù è la verità perché in lui si rivela il volto di Dio: un Dio che non domina ma ama, che non schiaccia ma si dona. Chi incontra Cristo vede il mondo con occhi nuovi. Lo sguardo di Gesù che dissipa le illusioni, riporta in vita ciò che era morto, rigenera. La verità come disvelamento. In Cristo Dio diventa visibile. Vedere la realtà con occhi nuovi. Gregorio di Nissa dice che la verità è la luce nella quale l’anima scopre il suo vero volto.

Io sono la vita: la parola greca usata qui è ζωή (zōē), non βίος (bios). Ho scritto diverse volte sull’uso di questi termini in Giovanni, evidenziando come bios sia la vita biologica, durata dell’esistenza, mentre zōē sia la vita piena, vita eterna, trasfigurazione, rinascita nello Spirito. Quando Giovanni parla della zōē, intende la vita eterna, già presente. La vita eterna sorgente nascosta nel cuore dell’esistenza, a cui dobbiamo risvegliarci.

L’eterno nel tempo, come dice Antonella. È la vita divina, la vita eterna, la pienezza dell’essere umano che non può essere distrutta dalla morte. Partecipazione, appartenenza. Cristo è la vita perché in lui scorre la vita stessa di Dio. E questa vita non è qualcosa che si riceve solo dopo la morte: inizia già ora, nel tempo. La vita cristiana è una partecipazione alla vita di Dio. Presenza che la trasfigura dall’interno.

La via conduce alla verità. La verità genera la vita. E la vita rende possibile il cammino della via. In Cristo tutto diventa unità.

Gesù pronuncia queste parole la sera prima della sua passione. Sta andando verso la croce. La via passa attraverso la vulnerabilità, l’umiliazione e l’amore che si dona fino alla fine. La verità di Dio si manifesta nell’amore che si lascia ferire. E la vita eterna non appare come dominio sulla morte, ma come una vita che attraversa la morte e la trasfigura. Comunione. Cristo, soglia aperta, rivelazione del volto di Dio. Il cielo che attraversa la terra. Cristo si è fatto uomo affinché la nostra umanità diventi il luogo del ritorno a Dio. Partecipazione, comunione. Dio in Dio.
Cristo è il luogo in cui la vita eterna entra nel tempo. La via è Dio che cammina dentro la storia umana. Luce, verità che genera la vita. La vita, l’essere che si lascia trasfigurare, pienezza.

Se osserviamo bene, l’ordine delle parole è perfetto: un vero itinerario dell’anima.

Ma il punto più sorprendente è che Gesù non dice: vi mostro la via, vi insegno la verità. Questo significa che il cammino spirituale cristiano consiste nel lasciarsi attirare dentro la vita di Cristo. È lo spazio vivente dentro cui il cammino accade.

Alla fine tutto converge nell’amore. Perché la vita divina non è altro che l’amore eterno che circola tra il Padre, il Figlio e lo Spirito. Entrare nella vita eterna significa entrare in questo amore.

Pubblicato il Categorie Giovanni

Voi siete

Vorrei ritornare alle bellissime parole di Gesù che si trovano in Matteo 5, 13-16, e che ho commentato nell’articolo precedente:

Voi siete il sale della terra e la luce del mondo

Mi colpisce molto che Gesù non dica dovete diventare, Gesù dice voi siete.

Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo. È una rivelazione di identità. Quindi, voi siete già portatori di una realtà divina. La santità come natura intrinseca, come missione da realizzare. Il problema non è diventare luce come se fosse qualcosa di nuovo che non ci appartiente, il problema è non coprirla. Il problema non è produrre sapore, il problema è non perdere il sapore di ciò che già siamo di natura. Substanzialità, come dice Antonella. Figlio di Dio. Proveniamo da quella sorgente di Amore e Luce.

La vita spirituale allora consiste principalmente nel custodire un dono originario, lasciarlo riaffiorare. Questo è il cuore nascosto del Vangelo. Memoria profonda e risveglio, secondo l’insegnamento di Antonella. I velami, le pesantezze che accumuliamo nella vita che oscucrano la nostra vita spirituale, appesantiscono l’anima. La levita invece, volare sulle ali della grazia dice Antonella, quando offriamo tutto allo Spirito, quando lasciamo sciogliere queste incrostazioni.

Un secondo elemento rivelatore: sale e luce sono realtà per gli altri, nel senso, nessuna delle due immagini esiste per se stessa. Entrambe esistono in relazione. Questo significa che l’identità di coloro che si mettono alla sequela, che custodiscono la Parola, è intrinsecamente relazionale. Inoltre, la lampada si accende da un fuoco già esistente. Il discepolo non è la sorgente della luce. È il luogo dove la luce passa.

Non si è sale “per sé”. Non si è luce “per sé”. Si è tali solo nella misura in cui lo si è per gli altri. È una delle affermazioni più profonde sull’ essere umano nel Vangelo: l’essere umano diventa pienamente se stesso solo quando vive come dono.

Anche da notare che Gesù non dice: “Se il sale diventa veleno…” Dice invece: “Se il sale perde il sapore…” La vera tragedia spirituale è diventare insipidi, morte spirituale, come la chiama Antonella. È la morte lenta dell’anima. Una vita può essere moralmente corretta, eppure completamente senza sapore.

Guardiamo adesso al testo greco, perché nasconde a questo riguardo un dettaglio misterioso molto importante, spesso perso nella traduzione.

La frase greca è:

ἐὰν δὲ τὸ ἅλας μωρανθῇ
ean de to halas mōranthē

Letteralmente significa:

“se il sale diventa folle/stolto”, non “insipido” “senza gusto”. Stolto. Un’immagine impossibile, un paradosso. È come dire: Se l’acqua smettesse di essere bagnata.
Una contraddizione ontologica.

I Padri del Deserto hanno visto nell’uso di questo lessico qui qualcosa di sconvolgente: il discepolo può perdere non solo la sua missione,
ma la sua identità spirituale più profonda.

Il verbo greco morainō indica: perdita di senso, perdita di orientamento, in senso simbolico oscuramento dell’intelligenza del cuore Non è un peccato morale, ma cecità interiore. Una specie di “anestesia dell’anima”. Velame, come lo chiama Antonella.

Interessante notare come lo stesso verbo greco compare quando Gesù dice (Matteo 7, 24-27):

“chi ascolta le mie parole e non le mette in pratica è come un uomo stolto (moros) che costruisce sulla sabbia”

Quindi il sale che “diventa stolto” è una vita che ha perso il contatto con la sorgente della vita e della verità. Questo è il vero dramma spirituale secondo il Vangelo.

Agostino dice:

“Il sale è la sapienza spirituale che preserva dalla corruzione.”

Per lui perdere sapore significa perdere il fervore dell’amore. Smettere di ardere interiormente.


Origene interpreta il sale come la capacità di comprendere il senso profondo della Parola. Quando il sale perde sapore significa che la Buona Novella del Vangelo diventa lettera morta, conoscenza sterile, sapere senza trasformazione.

Origene dice qualcosa di stupendo:

“Chi possiede la parola senza lo Spirito è come sale senza sapore.”

Nei Padri siriaci troviamo una lettura bellissima: il sale è l’amore che si scioglie per dare vita.

Perdere sapore significa: quando l’amore si raffredda, quando il cuore si indurisce.

Sant’Efrem dice:

“Il sale è il cuore che sa sciogliersi”

Gesù non dice: “Se il sale cade” o “se il sale viene rubato”. Dice: “se diventa stolto”. Questo implica che il cambiamento non viene dall’esterno, ma dall’interno. È una auto-dissoluzione spirituale.

La luce non viene spenta dal mondo, ma dalla mancanza di vigilanza del cuore.

Pubblicato il Categorie Varie
error: Content is protected !!