Il termine sanscrito per “fede, fiducia” è il femminile श्रद्धा, śraddhā. Diversi linguisti fanno risalire il latino cord, cordis, e il greco καρδία, καρδίας (sostantivi per “cuore”), al sanscrito śrat, presente in śraddhā (la dentale sorda t viene assimilata dalla sonora d, vedi il raddoppiamento dd). Il sanscrito śraddhā letteralmente è “ciò dove si pone il cuore”, poi il verbo dhā denota “porre, mettere”. Quindi la fede è tale perché è il luogo dove il cuore resta, riposa. Questi sono tutti derivativi della radice indo-europea ker(d).
Il termine sanscrito per “cuore” è हृदय (hṛdaya), composto da हृ (hṛ) – radice che significa “prendere” o “contenere”, e दय (daya) – che si riferisce a “compassione” o “gentilezza”. Il cuore è il luogo che contiene la compassione. Centro dell’essere, della consapevolezza spirituale. Interessante notare che il termine hṛdaya significa anche “parte migliore”, il “centro” di qualcosa, e “conoscenza vera”.
I sostantivi italiani coraggio, cordialità, i verbi incoraggiare, scoraggiarsi, accordarsi, ricordare sono tutti derivativi del latino cor (“cuore”).