Antonella ha dedicato un volume al tema del risveglio della memoria della nostra appartenenza alla sorgente di amore e luce da cui proveniamo. Si tratta un tema molto originale e fondamentale nel suo pensiero.
Qui vorrei toccare un punto in particolare: quale è il rapporto tra questa memoria profonda, il risveglio spirituale e la mistica nel pensiero elaborato da Antonella?
Nella sua visione, la mistica rappresenta un’opportunità fondamentale di vivere l’esperienza profonda di connessione con il mistero che ci abita. È sapienza profonda, custodita nel nostro essere, che ha bisogno di emergere. Quando reprimiamo questo desiderio, ne derivano distorsioni profonde che sfociano in brame compensatorie, alterando la nostra vita psichica e relazionale.
Si tratta di riscoprire ciò che giace nel nostro intimo – nel fondo dell’anima come direbbe Meister Eckhart. Una presenza sepolta, come una fonte coperta dalla terra, che la nasconde pur senza arrestarne il flusso.
Quello che si trova nel fondo dell’anima è l’essenza. La realtà spirituale vive dentro di noi. È il nostro tessuto primordiale, che tuttavia abbiamo dimenticato. La vita scorre su binari che si sono allontanati dall’origine. Serve il coraggio di immergersi in quell’acqua limpida che è la nostra memoria profonda, riscoprendo lentamente il suo linguaggio con l’umiltà e l’apertura di chi vuole apprendere una lingua nuova. All’inizio, nulla sembra comprensibile, ma a poco a poco, immergendoci, è la lingua stessa a parlarci, a istruirci, a creare connessioni. Attraverso il silenzio e il lavoro interiore si risveglia la memoria profonda, la memoria del mandato dell’essere umano: svelare il volto misterioso di Dio, incarnarlo.
Interessante notare che il verbo italiano ricordare deriva dal latino recordari: il prefisso re indica un movimento all’indietro, and cor, cordis, significa “cuore”. Quindi ricordare come “richiamare al cuore”. Nella tradizione biblica, il cuore è la sede della sapienza. Tra i derivativi vi sono i termini coraggio, cordiale, accorato, concordia.
Dunque si tratta di risvegliare la memoria profonda, quel luogo interiore in cui l’anima riconosce di appartenere allo spirito. Il risveglio conduce all’unità con lo spirito, alla coscienza cristica. La preghiera allora si intreccia con la vita stessa. Quando la vita diventa testimonianza e riflette la luce di una memoria interiore giunge a realizzarsi pienamente. Gesù incarna questa pienezza.
Il mistero divino è già compiuto (la creazione già “apparecchiata”, dice spesso Antonella); tutto è già presente, ma ha bisogno di essere svelato. Questa è la rivelazione: ciò che esiste già deve emergere. Per questo motivo, è fondamentale purificare lo sguardo. Man mano che lo sguardo si purifica, la prospettiva si allarga e iniziamo a vedere le cose in modo diverso, in connessione con tutto ciò che ci circonda.
“Coscienza” allora significa fedeltà al principio che ci ha generato. La nostra realtà deriva da un atto creativo unico, una geometria invisibile inscritta nel mistero divino, che si manifesta nella creazione. Antonella ha spiegato che quando diciamo sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra, riconosciamo che la volontà divina è quella geometria archetipica, l’equilibrio che porta alla bellezza e crea forme secondo quella misura. Il disordine nasce quando si distorce questa misura. La coscienza quindi come assoluta conformità con quel principio, con quella potenzialità che scaturisce dal profondo.
La divina umanità di Gesù incarna pienamente la potenza creatrice, rendendola attuale nella storia e risvegliando questa memoria nella coscienza.