Antonella ci esorta ad intraprendere il lavoro interiore di discesa, altrimenti non possiamo ascendere.
In questo processo, l’importanza dello spazio-tempo diventa evidente: è il tempo che ci è dato per realizzare il nostro mandato, il compito unico che ogni anima porta con sé, e per manifestare il Regno dei Cieli, che già dentro di noi.
La discesa rappresenta un lavoro interiore profondo, un’immersione nelle nostre ombre, nei nostri limiti, nei condizionamenti e nei blocchi che ci separano dalla luce. È un percorso di autenticità e di verità, un lasciar andare le illusioni e le resistenze dell’ego. La discesa quindi come lavoro di autenticità, un viaggio di consapevolezza, accettazione, apertura verso attraverso gli strati del nostro ego e delle nostre resistenze. Questo lavoro, benché faticoso e non facile, è indispensabile per aprirsi all’ascesa, che è il frutto della trasformazione. L’ascesa non è altro che un cambiamento di prospettiva, una visione rinnovata.
L’ascesa, invece, è il frutto di questa discesa: un cambiamento di prospettiva, un movimento verso l’alto che nasce dalla trasformazione interiore. Attraverso il lavoro di discesa, l’anima si alleggerisce dei pesi che la appesantiscono, si purifica e si apre alla luce, permettendo una trasformazione spirituale che la conduce verso una coscienza più elevata e verso una piena comunione con il divino che gia la abita. Togliere strati: solo affrontando e rimuovendo le sovrastrutture, i condizionamenti, le paure e le illusioni che ci avvolgono e che abbiamo costruito (frutto dell’azione di entrambi, dell’ego individuale e di quello collettivo), possiamo realmente accedere alla luce interiore.
Questa dinamica di discesa e ascesa non è un processo lineare, ma un ciclo continuo, che ci chiama a immergerci sempre più profondamente nella nostra verità, per poi elevarci sempre più vicini alla pienezza della nostra essenza spirituale.
Antonella spesso cita un passo dalla Lettera agli Ebrei che sottolinea che Gesù, essendo irradiazione della gloria divina, rappresenta una pienezza di luce, verità, e amore: “Il Figlio è irradiazione della gloria di Dio e impronta della sua sostanza; sostiene tutto con la potenza della sua parola. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, è divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato”.
Gesù, pienezza umana. La sua incarnazione lo rende superiore agli angeli, poiché ha realizzato il suo mandato dentro l’esperienza del limite dello spazio-tempo.
Il limite imposto dallo spazio-tempo è, quindi, una prova. Essere nel limite richiede un’obbedienza autentica, che implica riconoscere il nostro essere divino, ma anche accettare il vincolo di essere finiti. Questo processo richiede tempo e un lavoro interiore continuo, poiché ogni passo nel nostro cammino spirituale ci porta a confrontarci con le nostre resistenze, cercando di attraversarle con pazienza e tenerezza.
Se perdiamo la memoria della nostra appartenenza alla sorgente di amore e luce, che riscopriamo attraverso il silenzio/meditazione, e pensiamo che tutto si esaurisca in ciò che vediamo, cadiamo nel nichilismo, nel materialismo. La nostra ragione materialista, che ha tagliato i legami con la dimensione spirituale, cerca di convincerci che tutto finisce qui, portando alla morte dell’anima e a un dolore insostenibile: la separazione alla fonte di vera vita:
Chiunque beve di quest‘acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna (Gv 4,13-14).
Gesù mette in contrasto l’acqua del pozzo, che rappresenta i bisogni materiali e temporanei, con l’acqua viva, simbolo della vita spirituale e della grazia divina. L’acqua del pozzo soddisfa la sete fisica, ma è solo temporanea; l’acqua viva, invece, soddisfa la sete più profonda dell’anima, quella di senso, di amore e di connessione con il divino.
Quando l’anima non è più abituata a queste espansioni nell’infinito-eterno, si sente intrappolata e perde di vista il suo territorio naturale, la sua vera fonte di vita. Quindi morte spirituale. Nel linguaggio evangelico la vera morte è tenebra spirituale, ci ricorda spesso Antonella, condizione in cui l’anima è separata dalla luce divina e dalla sua sorgente di vita.
In Mistica e Coscienza, Antonella spiega che la purificazione implica uno svuotamento in cui la pesantezza dell’ego viene consumata e disciolta. Richiede una discesa negli inferi della coscienza, nel retroscena (nel lessico di Antonella), affinché ogni oscurità possa essere trasformata. Questo processo può essere compiuto prima o dopo il trapasso fisico, ma la vittoria sulla morte si compie solo attraverso il risveglio della coscienza alla luce dello spirito e alla sua opera d’amore. Un’ascesa che richiede prima una discesa, nei nodi irrisolti, dentro resistenze e opposizioni.
Gesù ci mostra questa via: prima rivela l’amore incarnato, poi si trasfigura; prima accoglie la morte, poi risorge. La discesa agli inferi ci conduce consapevolmente nei luoghi oscuri e nascosti, affinché possano essere trasfigurati. Accogliere e attraversare il dolore permette di purificare la storia dal male. La vita divina crea e sostiene gli esseri viventi, ma custodisce anche il mistero di sé stessa per poter continuamente generare.
La coscienza risvegliata da Gesù abbraccia una visione globale del movimento della vita, ogni discesa e ogni sofferenza hanno un ruolo nel processo di trasformazione e di rinascita. Niente viene buttato, niente è per niente.
Antonella usa il concetto di discesa e ascesa anche in un altro contesto, uno di realizzazione dell’unione:
Discesa: il divino che discende nell’umano (Gesù). Ascesa: l’umano che sale al divino (Gesù). Maria, madre di Gesù, anche esemplifica questo movimento di discesa e ascesa, discesa dello Spirito Santo e ascesa dell’umano rappresentato da Maria verso l’unità.
Maria, verginità come purità di cuore. Gli eventi della sua vita come segni di una pienezza umana, simbolo di ogni trasformazione spirituale.
“Se l’incarnazione del Verbo riguarda la discesa del divino nell’umano, Maria costituisce il punto di risalita dell’umanità verso lo stato originario” (Antonella Lumini, Mistica e Coscienza, p. 201).
La risurrezione opera per l’ascesa universale.