Henri Le Saux (1910-1973)

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Monaco benedettino e mistico francese, tanto caro al mio cuore. Henri Le Saux, noto anche come Swami Abhishiktananda, ha lasciato bellissimi scritti mistici in francese (disponibili diverse traduzioni in italiano e inglese). Alcuni dei temi che ha sviluppato risuonano con il pensiero di Antonella, sebbene diversamente formulati e elaborati, come ad esempio l’Io Sono della coscienza cristica e la morte mistica.

Alcuni estratti in originale sotto, seguiti da una mia traduzione.

Nel suo diario spirituale, pubblicato postumo, La montée au fond du cœur (Paris: Oeil, 1986:135−136), Henri Le Saux scrive:

Intra in Gaudium: entre en la Présence, entre danse l être

“Entra nella gioia, entra nella presenza, entra nell’essere”.

L’éternité est dans l’instant qui passe, mais vouloir demeurer dans l’instant qui est passé ou se projeter dans l’instant qui viendra, c’est abandonner l’éternité pour le temps. L’éternité n’est pas dans le temps qui perdure, mais dans l’instant indivisible.

“L’eternità è nell’istante che passa, ma volere restare nell’istante che è passato o proiettarsi nell’istante che verrà significa abbandonare l’eternità per il tempo. L’eternità non è nel tempo che perdura, ma nell’istante indivisibile”.

Il termine greco koinonia, corrispondente al latino communio, si riferisce a una profonda comunione spirituale e appare frequentemente nel Nuovo Testamento e negli scritti dei Padri della Chiesa. Henri Le Saux lo descrive come l’essere-insieme dei cristiani in Cristo e nello Spirito, modellato sull’essere-insieme delle tre persone divine nella Trinità, che si estende a ogni livello dell’esistenza. La preghiera è il riconoscimento di questa comunione, unione. La salvezza è forza divina trasformativa, guarisce, sana. Il Mistero di Dio si svela nella nostra vita.

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Monache benedettine: spiritualità e musica medievale

Studiosi di storia e filologia, specialmente di lingua inglese, hanno scritto ampiamente su due donne religiose medievali eccezionali: Herrad di Landsberg e Hildegard von Bingen.

Herrad di Landsberg è stata un’abbadessa benedettina del monastero di Hohenbourg, situato nella regione dell’Alsazia, nel XII secolo. È soprattutto conosciuta per aver compilato l’Hortus Deliciarum (“Il Giardino delle Delizie”), un manoscritto enciclopedico che rappresenta un importante testo medievale:

https://liberalarts.online/philosophy-and-the-liberal-arts/

Herrad è una delle rare figure femminili del Medioevo che sappiamo aver contribuito in modo significativo alla cultura intellettuale del suo tempo. La sua capacità di comporre e raccogliere opere provenienti da vari centri intellettuali dell’Europa medievale (come Parigi) è una dimostrazione della centralità del ruolo svolto da alcune donne in ambienti monastici e abbaziali. Nel mondo anglofono, moti studiosi hanno pubblicato lavori di ricerca di grande spessore su queste tematiche.

Il Hortus Deliciarum è una lavoro enciclopedico che include una vasta gamma di conoscenze, tra cui testi religiosi, scientifici, medici e filosofici, e presenta illustrazioni che riflettono la cultura medievale dell’epoca. Il manoscritto include anche una collezione di canti e musiche religiose e profane, il che lo rende interessante per gli studiosi di musica medievale e per chi si occupa di storia delle donne e della spiritualità femminile nel Medioevo. Herrad era una figura di grande intelligenza e autorità spirituale nella sua comunità. Il fatto che fosse un’abbadessa che guidava una comunità di donne e che fosse coinvolta nella produzione intellettuale in un’epoca in cui le donne erano spesso escluse dall’accesso al sapere, rende la sua figura molto significativa per gli storici.

Alcuni studiosi sono interessati a Herrad perché il suo lavoro musicale, incluso nel Hortus Deliciarum, è una testimonianza della musica religiosa e delle pratiche devozionali medievali. Le musiche che ha incluso nel manoscritto sono importanti per capire come le monache partecipassero alla vita culturale e religiosa dell’epoca, in un contesto che a volte è rimasto invisibile nella storia della musica.

Hildegard von Bingen (1098–1179) è una delle figure più straordinarie del Medioevo e tra le più affascinanti nella storia della musica, nota per il suo contributo alla musica, alla teologia, alla medicina e alla filosofia. Monaca benedettina, mistica, compositrice e scrittrice, è spesso considerata una delle prime compositrici della storia della musica occidentale e una delle personalità intellettuali femminili più influenti del suo tempo. Hildegard nacque in una famiglia nobile e all’età di otto anni entrò nel convento di Disibodenberg in Germania, dove iniziò la sua vita religiosa. Fu una donna molto colta e talentuosa, che visse sotto la protezione della sua abbazia e sviluppò un’intensa esperienza mistica, che la portò a scrivere numerose opere teologiche e scientifiche. Hildegard è particolarmente celebre per il suo contributo musicale. È stata una delle poche donne medievali a scrivere e comporre musica, e la sua opera musicale è oggi considerata una delle più significative del Medioevo.

La musica di Hildegard è principalmente sacra, ed è composta per il canto liturgico delle suore del suo convento; è caratterizzata da una melodia unica, lontana dalle tradizioni musicali dell’epoca, che sembra riflettere la sua esperienza mistica e la sua visione spirituale. La sua produzione musicale include numerose composizioni di canti sacri, tra cui antifone, inni e sequenze.

I canti sono scritti in latino e sono spesso accompagnati da testi poetici. La musica di Hildegard è considerata una delle prime forme di musica organica, con un forte senso di unità tra il testo e la musica. La musica di Hildegard non era solo un mezzo per l’adorazione, ma anche uno strumento di comunione mistica.

Le sue composizioni sono eseguite oggigiorno da gruppi vocali e da ensemble medievali, e vengono anche registrate per scopi liturgici e meditativi, ad esempio: https://www.youtube.com/watch?v=0YTOiJ-zjP0

La musica di Hildegard è apprezzata per la sua bellezza spirituale e per la sua capacità di trasmettere una profonda emozione, il che la rende particolarmente adatta per la meditazione e la preghiera.

Nel bellissimo progetto digitale della British Library di Londra sulla storia delle donne rinascimentali attraverso i manoscritti che ci sono pervenuti, ci sono anche alcuni che riguardano i testi di Hildegard:

https://blogs.bl.uk/digitisedmanuscripts/2022/08/hildegard-go.html

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Margery Kempe

Il link alla British Library che trovate sotto mostra il manoscritto Add MS 61823 e spiega anche che the Book of Margery Kempe, forse la prima autobiografia mai scritta in inglese, contiene l’incredibile storia della mistica Margery Kempe. Margery visse nell’attuale Kings Lynn, Norfolk (come Norwich, nella costa Orientale dell’Inghilterra), dal 1373 circa al 1440 circa. L’opera è sopravvissuta in un solo manoscritto conosciuto, British Library Add MS 61823, scritto all’incirca al tempo della sua morte. Religiosa fuori dalle norme, icona femminista, genio letterario, precursore delle riforme sociali – Margery Kempe è stata descritta in tutti questi modi dai critici che si sono avvicinati al suo testo da prospettive diverse. Indipendentemente da come la si consideri, non c’è dubbio che la sua opera offra un prezioso spaccato della vita urbana del XV secolo e delle pratiche religiose dell’epoca.

Margery era la figlia di un mercante e, all’età di circa vent’anni, sposò John Kempe, un birraio e tesoriere di Lynn. Dopo la nascita del suo primo figlio, soffrì di depressione, da cui guarì grazie a una visione di Cristo. Sembra che abbia avuto tredici figli. In seguito, indossò vesti bianche e cercò il permesso del suo vescovo, che la inviò a vedere l’Arcivescovo di Canterbury, ma non ci sono prove che abbia preso voti formali. Nel 1413 partì per un pellegrinaggio in Terra Santa, vivendo di carità lungo il percorso. A Gerusalemme visitò il Calvario e il Santo Sepolcro. Come riportato nel libro, Margery Kempe partì nuovamente in pellegrinaggio nel 1417 verso Santiago de Compostela. Al suo ritorno dalla Spagna, fu accusata più volte di eresia e imprigionata a Leicester con l’accusa di lollardismo. Avendo sostenuto la propria innocenza davanti alle autorità ecclesiastiche in diverse occasioni, alla fine le fu concessa una lettera dall’Arcivescovo di Canterbury, che le garantiva l’accesso alla confessione e alla comunione. Ritornò a Lynn, afflitta da difficoltà fisiche, e visse una vita spirituale intensa, piena di visioni. Dopo la scomparsa del marito, Margery viaggiò in Germania con sua figlia all’età di quasi 60 anni per vedere il Santo Sangue a Brandeburgo e le reliquie ad Aquisgrana. L’ultima testimonianza che abbiamo di lei risale al 1438. Il suo libro era stato completato a quel punto, e una certa “Margeria Kempe”, che potrebbe essere l’autrice, fu ammessa alla prestigiosa Gilda della Trinità di Lynn. Si pensa che sia morta poco dopo, ma non esiste alcuna testimonianza della sua morte. Lo scriba che scrisse questa versione della storia di Margery si identifica come Salthows, sacerdote a Lynn, Norfolk.

https://britishlibrary.typepad.co.uk/digitisedmanuscripts/2014/03/the-life-of-a-mystic.html

Altre informazioni interessanti:

https://d.lib.rochester.edu/teams/text/staley-book-of-margery-kempe-introduction

Nel Regno Unito, sono stati pubblicati numerosi lavori scritti da importanti docenti universitari sia su Giuliana di Norwich che su Margery Kempe.

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La musica sacra: arte e spiritualità

Nella musica sacra e nella musica classica c’è tanta bellezza. La musica liturgica è stata da sempre usata non solo come accompagnamento ma come parte integrante dell’atto di adorazione. Nel cristianesimo, ad esempio, la musica sacra è stata una parte fondamentale della liturgia fin dai primi tempi.

Alcune voci e composizioni sono talmente belle da togliere il respiro. Ascoltare queste melodie diventa una vera e propria esperienza spirituale.

In Inghilterra la musica corale tradizionale, come quella di compositori del calibro di Thomas Tallis (compositore rinascimentale del XVI secolo), rappresenta una delle vette più alte della musica sacra occidentale, in particolare nel contesto della musica liturgica. Numerosi anche i compositori italiani, tra cui i celeberrimi Gregorio Allegri e Giovanni Pierluigi da Palestrina.

La musica corale ha svolto un ruolo centrale nelle chiese anglicane, soprattutto nel contesto delle choral evensong e delle funzioni liturgiche. Una tradizione che continua ininterrotta da 700 anni. La musica corale anglicana ha una qualità unica che combina la solennità della tradizione religiosa con la bellezza dell’armonia vocale. La choral evensong è una tradizione liturgica anglicana che consiste in un servizio di preghiera serale, durante il quale viene eseguita una selezione di canti corali. Si svolge generalmente nel tardo pomeriggio o in prima serata. La tradizione corale inglese si distingue per l’uso della polifonia, in cui diverse voci cantano linee melodiche indipendenti che si intrecciano per creare una ricca armonia. Questa tecnica raggiunge il suo apice nel lavoro di compositori come Tallis e Byrd.

Le cattedrali inglesi, le chiese storiche e i College dell’Università di Cambridge e di Oxford, hanno una lunga tradizione di esibizioni corali. I cori, composti maggiormente da voci bianche (cioè da bambini), sono una delle tradizioni più distintive della musica corale in Inghilterra. Questi cori sono noti per la loro purezza e per l’intensità emotiva che riescono a trasmettere attraverso la musica, un aspetto che li rende unici nella tradizione corale anglicana.

Le voci bianche dei bambini sono in grado di produrre un suono particolarmente puro, luminoso e cristallino. Questa qualità è molto apprezzata nella musica sacra e liturgica, dove la purezza e l’armonia del suono sono elementi centrali. Il timbro della voce infantile è ideale per creare un’atmosfera eterea, quasi trascendente, che può suscitare un’esperienza mistica nell’ascoltatore.

Il Coro di King’s College di Cambridge, uno dei cori più famosi al mondo, è un esempio eccellente di come la musica corale tradizionale inglese venga portata avanti. Il coro è formato da studenti universitari e da bambini (che cantano con voci bianche), ed è noto per la sua interpretazione delle opere corali di compositori come Tallis, Byrd, Allegri, Palestrina, Bach, e Howells.

Uno dei pezzi di musica sacra corale che trovo più toccanti in assoluto è il Miserere del compositore italiano Gregorio Allegri (nato nel 1582) eseguito dal coro di King’s College di Cambridge. Questo pezzo corale è particolarmente noto per le sue sublimi e ornamentali voci soliste e per l’uso di un coro a più voci che accompagna la parte solistica, creando un effetto di grande intensità emotiva.

Eccolo qui sotto, viene eseguito sia a Cambridge che ad Oxford il giorno delle Ceneri:https://www.youtube.com/watch?v=IX1zicNRLmY

Il Miserere di Gregorio Allegri è una delle composizioni più celebri del repertorio sacro barocco. Composto probabilmente intorno al 1638 o 1639, fu scritto per essere ascoltato durante la Settimana Santa nella Cappella Sistina. Si narra che la sua esecuzione era un privilegio esclusivo della Cappella Pontificia del Papa. La partitura originale fu tenuta segreta e non doveva essere copiato o diffuso all’esterno. Vi era una forte riservatezza intorno al brano, che veniva eseguito solo durante le liturgie speciali legate alla Pasqua, creando un’aura di mistero e sacralità. La leggenda dice che Mozart, il quale aveva appena 14 anni, avesse assistito a una performance del Miserere durante la Settimana Santa nella Cappella Sistina di Roma nel 1770. Si narra che, senza una partitura scritta, Mozart memorizzò l’intera composizione durante l’esecuzione, per poi trascriverla con grande precisione e diffonderla in Europa una volta tornato a casa.

Il Papa Clemente XIV, che aveva imposto il segreto sulle partiture della Cappella Sistina, si trovò sorpreso di fronte a questo evento. Sembra che seppe che Mozart aveva copiato il Miserere senza permesso, il Papa avrebbe risposto con stupore, riconoscendo il genio del giovane compositore e concedendo al giovane Mozart di pubblicare la sua versione del Miserere, rendendo quindi omaggio alla sua straordinaria memoria e abilità musicale. La trascrizione di Mozart contribuì a diffondere il pezzo al di fuori dei confini della Cappella Sistina, rendendolo accessibile a un pubblico molto più vasto.

Il Miserere di Allegri, grazie alla straordinaria bellezza della sua musica, è diventato uno dei pezzi corali più iconici della musica sacra barocca.

Continuiamo con la tradizione corale inglese. Il famoso Choir of St George’s Chapel di Londra canta questo bellissimo Christmas carol in presenza della regina Elisabetta nel 2018:https://www.youtube.com/watch?v=FydDhuAYcOI


E adesso voci angeliche femminili. Dolcezza, purezza e armonia.

Le Monache di Santa Cecilia si dedicano alla musica in virtù della figura di Santa Cecilia, nobile romana che è tradizionalmente considerata la patrona della musica sacra. Santa Cecilia visse nel III secolo d.C. ed è una delle sante più venerate dalla Chiesa cattolica. La sua connessione con la musica ha origini legate alla sua vita e al suo martirio.

Bellissimo questo pezzo delle Sorelle domenicane di Santa Cecilia in Tennessee:https://www.youtube.com/watch?v=iArJPCk9h0k

Le Sorelle dell’ordine di San Tommaso eseguono qui sotto questo bellissimo pezzo del grande compositore rinascimentale italiano Giovanni Pierluigi da Palestrina:https://www.youtube.com/watch?v=WW0opszLqTU

Qui le Sorelle eseguono questo meraviglioso canto di Natale:https://www.youtube.com/watch?v=jfHin0xz56w

Davvero toccante anche questa esecuzione, dedicata a Maria, delle monache benedettine di Santa Walburga:https://www.youtube.com/watch?v=9UgyDJ6wCoA

Fonti storiche dimostrano che le monache, specialmente nelle abbazie e nei conventi più grandi, ricevevano una formazione musicale professionale durante il medioevo e Rinascimento. Per esempio, in alcuni conventi, le monache imparavano a leggere la musica, a suonare strumenti come l’arpa o il clavicembalo, e ad eseguire inni sacri con tecnica e maestria.

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La pratica della gratitudine

L’incontro con l’amore di Dio non è riservato alle chiese o luoghi considerati santi; al contrario, si manifesta esattamente dove ci troviamo.

La vera spiritualità non risiede nella ricerca della perfezione.

Vorrei condividere qui una pratica che personalmente ho trovato essere trasformativa: la pratica della gratitudine. La gratitudine, a mio avviso, è pietra miliare nel processo del risveglio interiore quando arriviamo a realizzare che ogni momento di vita è un dono che ci viene dato, un’opportunità che dovremmo apprezzare e vivere al meglio. La gratitudine sorge dalla consapevolezza che la vita è un dono, che l’amore puro vive dentro di noi, ci plasma continuamente e si intreccia nel tessuto stesso della nostra esistenza.

Una volta ho sentito una giovane monaca benedettina con un sorriso e una voce delicata dire: “La nostra esistenza non è casuale, ma il frutto di un’idea concepita da Dio stesso. Egli ha immaginato ciascuno di noi, innamorandosi dell’idea di noi, vedendo in ognuno una creatura unica, irripetibile, piena del Suo amore infinito. Siamo preziosi e voluti, individui con un valore insostituibile, ciascuno con la potenzialità di portare un riflesso del Suo amore eterno”.

Brother David Steindl-Rast, monaco benedettino di origini austriache, è un maestro spirituale e autore che nel mondo anglofono da decenni è impegnato a diffondere la pratica della gratitudine, non solo all’interno del Cristianesimo. I suoi interventi sono davvero toccanti e stimolanti, disponibili su youtube. Ecco il link all’istituto che ha fondato: https://grateful.org/brother-david/

Brother David sostiene che la radice della gioia è la gratitudine. Non è la gioia che ci rende grati, è la gratitudine che ci rende gioiosi. Questa intuizione evidenzia il potere trasformativo della gratitudine. La gratitudine è molto più di una semplice emozione o atteggiamento: è un modo di vivere, di essere, che nasce da un cambiamento di prospettiva, che ci apre all’abbondanza della vita e approfondisce la nostra connessione con Dio e con gli altri. Partendo dalle piccole cose, invece di esprimere frustrazione e negatività dicendo: “Che noia, oggi devo fare questa cosa, il lavoro proprio non mi va”, potremmo cambiare completamente il nostro punto di vista e dire: “Grazie, oggi sono vivo, sano e ho la possibilità di andare al lavoro, di contribuire a qualcosa”.

La gratitudine integrata nella pratica spirituale è trasformativa. Questa prospettiva ci permette di vivere la vita nella sua pienezza, facendo della gratitudine il cuore del nostro vivere. Potremmo anche integrare la gratitudine come pratica nel silenzio, con il ritmo del respiro. Riempie il cuore di gioia e luce.

Brother David è uno dei principali promotori del concetto di grateful living (in italiano “vivere con gratitudine“), e afferma che vivere una vita grata è in realtà molto semplice. Secondo lui, il processo di grateful living può essere ridotto in tre passi fondamentali: stop, look, go , in italiano: fermati, guarda, vai. Ecco lo spiego qui sotto:

  1. Fermati: il primo passo è fermarsi. Nella frenesia della vita quotidiana, siamo spesso distratti dalle nostre preoccupazioni, dalle corse quotidiane e dai compiti che ci attendono. Fermarsi ci permette di essere veramente presenti nel momento e di essere consapevoli di ciò che ci circonda. Fermarsi consente di riconoscere il momento presente come un dono, di apprezzare le cose semplici e di essere consapevoli delle benedizioni che ci circondano.
  2. Guarda: il secondo passo è guardare. Guardare con attenzione e profondità significa osservare il mondo intorno a noi, le persone che incontriamo e le esperienze che viviamo, cercando di vederle attraverso una lente di gratitudine. Vederle veramente. Questo non significa solo apprezzare le cose positive, ma anche essere grati per le difficoltà, poiché ci insegnano lezioni importanti. Guardare profondamente significa riconoscere il valore di ogni momento e di ogni esperienza, anche quelle che sembrano difficili o imperfette. Consapevolezza, guarda quanto di bello e prezioso hai intorno. Anche le difficoltà fanno parte del percorso, anche queste sono una grande opportunità se ben vissute.
  3. Vai: il terzo passo è andare. Dopo essersi fermati e aver guardato profondamente, bisogna ripartire, e si riparte con una nuova consapevolezza. Ripartire con gratitudine significa affrontare la vita con una mente e un cuore aperti, pronti a dare valore a ogni passo che facciamo. Anche nelle sfide quotidiane, l’atteggiamento di gratitudine ci aiuta a mantenere una visione positiva e ad essere radicati, centrati in quell’amore.

Possiamo cercare di applicare questo principio nei vari momenti della giornata, cercando di integrarlo nella nostra pratica quotidiana. Fermati, guarda, vai: è un processo semplice, ma devo dire nella mia esperienza personale estremamente trasformativo. Questo approccio ci aiuta a vivere con maggiore presenza, gioia, gratitudine e pace.

Brother David ha scritto molti libri, in lingua inglese ma alcuni anche tradotti in italiano. Bellissimi i suoi interventi, ad esempio questo, in inglese ma i sottotitoli in italiano sono disponibili:https://www.youtube.com/watch?v=UtBsl3j0YRQ

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Julian of Norwich

Norwich, una cittadina sulla costa orientale dell’Inghilterra, è conosciuta per la sua bellissima cattedrale e anche in quanto città natale di una grande mistica inglese medievale: Julian of Norwich. Giuliana (italiano di Julian) di Norwich, mistica inglese del XIV secolo, è rinomata per i suoi scritti mistici, in particolare per il suo libro Rivelazioni dell’amore divino, considerato il primo libro scritto in inglese da una donna che ci sia pervenuto. Giuliana, quando aveva circa 30 anni, ebbe una serie di rivelazioni mistiche, che in seguito trascrisse. Uno degli aspetti più sorprendenti della teologia di Giuliana è il suo uso di immagini materne per descrivere l’amore e la cura di Dio. Si riferiva famosamente a Gesù come nostra gentile madre e nostra buona madre, descrivendo Dio come una presenza amorevole e compassionevole, simile a quella di una madre che conforta il proprio figlio. L’uso del linguaggio materno per Dio da parte di Giuliana era altamente anticonvenzionale per il suo tempo e divergeva le tradizionali visioni teologiche che descrivevano Dio in termini maschili. Riferendosi a Dio come Madre, Giuliana enfatizzava gli aspetti teneri, nutritivi e vitali della natura di Dio, invitando i credenti a sperimentare una più profonda intimità e fiducia nell’amore divino.

Giuliana non cercava di istruire o convincere, ma semplicemente di condividere il nutrimento spirituale derivato dai suoi incontri mistici. Non era sua intenzione sfidare la tradizione o polemizzare. Riferirsi a Dio come Madre non era per Giuliana un atto di ribellione, né nutriva alcun desiderio di controversia o sensazionalismo. L’esplorazione dell’unione divina condusse Giuliana a sperimentare un’estasi profonda, e trovò naturale utilizzare sia il linguaggio maschile che femminile per esprimere l’ineffabile pienezza vissuta in quell’unione.

Il testo scritto da Giuliana è oggetto di studio da parte di numerosi filologi e storici delle università del Regno Unito. Ad esempio, la British Library di Londra ha avviato alcuni progetti di digitalizzazione di alcuni manoscritti scritti da donne o che riguardano donne durante il Rinascimento, tra cui quelli riguardanti l’esperienza di Giuliana (manoscritto Stowe MS 42) e di Margery Kempe (manoscritto Add Ms 61823), di cui parlo sotto:

https://blogs.bl.uk/digitisedmanuscripts/2016/05/god-as-mother.html

Il manoscritto Add MS 37790 contiene una descrizione della malattia e della visione di Giuliana nel 1373, tratta da una versione abbreviata delle Rivelazioni dell’amore dvino di Giuliana.

Giuliana trascorse gran parte della sua vita come eremita, in una stanza annessa alla chiesa a Conisford, Norwich. I suoi scritti non rivelano molto sulla sua vita prima di diventare anacoreta. La conoscenza che dimostra potrebbe suggerire che fosse una donna istruita, molto probabilmente una monaca benedettina. Giuliana scrisse sia una versione lunga che una breve delle sue Rivelazioni. Gli esperti della British Library sostengono che probabilmente scrisse o dettò la versione lunga intorno al 1393, poiché afferma che le occorsero 19 anni e 9 mesi (“venti anni meno tre mesi”) per comprendere pienamente le visioni che ebbe nel 1373.

Le opere di Giuliana sembrano essere state molto popolari e vennero copiate durante la sua vita. Altri mistici inglesi, come Margery Kempe, visitarono la cella di Giuliana, poiché era “un’esperta in tali cose [cioè visioni] e poteva dare buoni consigli” (nell’inglese medievale þe ankres was expert in swech thyngys and good cownsel cowd 3euyn).

Antonella, che ha elaborato una vera e propria teologia di Dio come madre e in particolare dello Spirito Santo come divina maternità in Dio (vedi il volume Dio è Madre), ha scritto di recente una bella recensione (link sotto) per un libro curato da Marco Bosio sul testo di Giuliana Rivelazioni dell’amore divino. La recensione è stata pubblicata da L’Osservatore Romano. Antonella enfatizza come in Giuliana “emerge una teologia che non pone al centro il rigore, il giudizio o la sofferenza, bensì la misericordia, la cura, la crescita”.

Se anche a voi piacciono i pellegrinaggi e volete visitare il santuario di Julian (Norwich è una cittadina storica interessante, con una bella cattedrale, che ancora testimonia la presenza di Julian) ecco un link utile: https://www.julianshrine.org/

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Custode del Regno

Che bella l’esortazione di Antonella: diventare custode del Regno dell’amore, che è già presente nel cuore di ogni essere umano, ma che spesso rimane ancora nascosto, e deve essere trovato, risvegliato. L’amore è il regno segreto, scomparire lì ma rimanendo presente, completamente aderente all’Essere.

Preghiera estratta dal Diario francese del monaco benedettino e mistico Henri Le Saux:

La Tua sola Parola nella mia bocca
La Tua sola Presenza nella mia mente
Il Tuo solo Amore nel mio cuore

Segue una citazione dallo scritto di Antonella Dio è Madre, p. 22:

Come una goccia d’acqua scompare nel suo puro elemento che la nutre e la contiene, ugualmente io dovrò scomparire,
affinché solo quel regno si possa vedere

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PER UNA MISTICA INCARNATA

A mio avviso, il concetto di mistica incarnata rappresenta un tema fondamentale e distintivo nel pensiero sviluppato da Antonella. Antonella riesce a intrecciare la dimensione trascendente della mistica con l’immediatezza dell’esperienza umana, conferendo al concetto un valore profondamente concreto e universale. Questa sua elaborazione non solo arricchisce la tradizione mistica, ma la rinnova, offrendoci strumenti per riflettere su come l’esperienza del divino possa essere vissuta, incarnata e manifestata nel quotidiano. Quindi una spiritualità che si incarna nella vita concreta e nelle relazioni umane, che passa attraverso la realtà concreta, radicata nell’esperienza del corpo e della storia. L’espressione mistica incarnata riprende poi l’idea che Dio si è manifestato nella storia, che il cristianesimo è incarnazione del divino nell’umano. In diversi hanno fatto riferimento a questo tipo di spiritualità, tra cui Vannucci e Simone Weil, due autori e mistici cari ad Antonella, ma nessuno ha usato questa espressione prima.

La nozione di mistica incarnata è colonna portante, cuore, pilastro della visione di Antonella. Un concetto tronco, fulcro che regge le altri componenti. Il tronco è il punto di collegamento tra le radici e i rami, le foglie e i frutti. Antonella introduce una prospettiva in grado di superare una concettualizzazione di mistica legata al passato, a schemi culturali datati, e quindi di rispondere alla sensibilità legata alla spiritualità contemporanea. Concetto catalizzatore di trasformazione spirituale e di recupero della dimensione mistica del cristianesimo.

Per una mistica incarnata: la preposizione per nell’espressione per una mistica incarnata assume un valore finale, indicando una meta, una direzione o un impegno verso qualcosa. Quindi il cammino spirituale come processo. Implica anche la finalità resa dall’espressione affinché la mistica sia incarnata: affinché diventiamo capaci di aprirci e lasciarci permeare dall’amore divino. Un’esortazione, un invito ad una forma di spiritualità che si esprime concretamente nell’esperienza umana.

Antonella ci spiega che l’idea di mistica incarnata si riferisce all’esperienza diretta dello Spirito, una sete di infinito e di eterno che riguarda tutti e richiede una trasformazione radicale. Ricreare l’appartenenza alla sorgente da cui proveniamo implica un cambiamento di prospettiva, che ci renda capaci di trasformare la vita terrena in un riflesso de il Regno dei cieli, che è la vita eterna: dimensione che vive dentro di noi e a cui siamo chiamati a risvegliarci.

Costruendo il Regno dei Cieli,Regno dell’Amore. il gerundio è una forma verbale non finita che esprime un’azione continua; per questo motivo, è in grado di riflettere molti dei concetti riguardo al percorso spirituale come processo e cammino. Regno dell’Amore: ritorno all’amore puro, originario, la sorgente di amore e luce da cui proveniamo e a cui apparteniamo. Salvezza cristiana dunque come percorso di ritorno all’amore e alla luce: guarigione, fioritura. La tensione verso il Regno dei Cieli è racchiusa nel messaggio evangelico.

Nel Regno dell’amore, è il titolo del primo capitolo del libro di Antonella Dio è Madre.

I tre concetti di incarnazione, resurrezione, e rivelazione, che Antonella ha elaborato in modo molto originale, sono collegati strettamente alla sua concettualizzazione di mistica incarnata.

Stare nella ricerca: la tensione che ci spinge, anelito interiore, il desiderio dell’anima di ricongiungersi al grembo divino da cui proviene

Aderenza come azione continuata nel qui e ora: aderire a Dio in ogni attimo, rinnovare il nostro sì

Rinascere continuamente: farsi riplasmare, stare nell’attualità della creazione

La forza generante dell’amore divino: un flusso continuo che ci avvolge e opera in noi

Risveglio spirituale: processo continuo, mantenere viva la memoria della sorgente d’amore da cui proveniamo, mantenere vivo l’anelitoCreazione: processo sempre in atto

Rivelazione: si verifica nell’attimo presente, ogni volta che ci poniamo in ascolto e ci lasciamo permeare dalla luce divina

Beatitudine: l’amore puro che diventa generativo in noi, una generazione sempre in atto, conforto, ristoro, guarigione

Regno dei cieli: realtà interiore che una volta risvegliata dentro di noi va condivisa. Aiutare la spinta dell’amore ad espandersi, fare la nostra parte.

Mistica incarnata > incarnazione: l’incarnazione del Verbo in Gesù fa nascere figli, figli di Dio. La pienezza umana di Gesù, la consapevolezza raggiunta da Gesù di essere Dio in Dio, questo ritorno consapevole all’unione con la sorgente diventa una potenzialità per tutto il genere umano: la coscienza cristica. L’incarnazione è la premessa della resurrezione, spiega Antonella.

Resurrezione: resurrezione della carne come trasformazione, più viviamo la vita interiore come smantellamento interiore, più la vita dello Spirito si iscrive nel nostro essere, diventa esperienza sensibile, lascia tracce, si iscrive in noi, si imprime e diventa in-carnata, coinvolge tutto il nostro essere.

Resurrezione come risveglio alla vita eterna /divina, che implica uno spostamento dalla soglia spazio-tempo: morte di uno stato e risveglio ad un altro stato. Sono stati di coscienza, enfatizza Antonella. La resurrezione esprime lo stato dell’essere in cui la coscienza vede secondo l’infinito e l’eterno, vede secondo lo sguardo divino, la coscienza umana è assimilata nella coscienza divina. Gesù è già risorto in vita, mentre era vivo. L’Io Sono della coscienza cristica.

In Dio è Madre, Antonella sottolinea che testimoniare nel mondo la resurrezione vuol dire incarnare il Verbo, lasciare agire la divina maternità. L’essere umano è chiamato ad assumere coscienza di essere Dio in Dio, acquisire consapevolezza di un’appartenenza indissolubile, che è impressa in noi ma che dobbiamo recuperare. Acquisire consapevolezza di essere gocce dentro un corpo infinito, il frammento nell’intero. Significa che la parte è in grado di manifestare il tutto, è fatta della stessa sostanza.

Rivelazione: adesione alla vita nel momento stesso in cui essa fluisce. È il rendersi visibile, qui ed ora, della forza generante dell’amore divino. È il lento disvelarsi del Regno dei cieli sulla terra. La rivelazione è il crescere della vita dello Spirito all’interno della vita umana.

Questo percorso di risveglio (che si attua attraverso l’incarnazione, resurrezione, adesione alla vita come rivelazione), di trasformazione interiore richiede una maturazione psico-fisica: quindi la via del silenzio, ascolto interiore, via dell’abbandono, la resa, la resistenza che viene meno, scioglimento psichico, essere in grado di vedere le proprie ombre, accettare il retroscena, come lo chiama Antonella. Farsi guardare dall’amore dello Spirito durante il silenzio stando lì dove siamo, svuotarsi di ciò che è superfluo per riempirsi dell’amore puro, creando lo spazio necessario per diventare canali dell’amore.

Meister Eckhart, mistico tedesco la cui opera ha avuto un ruolo nello sviluppo del pensiero di Antonella, afferma che in questo processo di spoliazione (morte mistica), l’anima si rende conto che è essa stessa il Regno dei cieli. Questa affermazione fa eco al vangelo di Luca: il Regno di Dio è dentro di noi.

Siamo chiamati ad abbracciare sia l’ aspetto individuale che collettivo nel realizzare il Regno dei cieli. Ogni individuo ha il mandato di realizzare la coscienza cristica. I risvegliati, gli eletti o gli amati, sono gli individui che rispondono all’amore divino, e vengono quindi a formare un corpo. Stessa direzione, stessa sostanza. La dimensione collettiva è quindi rappresentata dal corpo mistico che agisce per la santificazione dell’umanità: la comunità dei santi e dei risvegliati. Un corpo mistico che vibra all’unisono, come sottolinea Antonella.

Questo ci riporta a come Antonella spiega la dimensione dello spazio-tempo (il temporale e l’eterno, il finito e l’infinito sono dimensioni, soglie). Spalancare gli orizzonti: questi limiti sono attraversabili quando la coscienza si apre.

Dimensione spazio-tempo, quindi vita terrena: ci viene offerta gratuitamente l’opportunità preziosa di risvegliare la memoria, realizzare incarnazione e resurrezione, e ricevere le in-formazioni, la geometria, la forma, che poi ci porteremo dopo la morte biologica del corpo. È simile al lavoro di un artigiano che, per creare una forma, utilizza un materiale come il gesso o un altro tipo di stampo. Il materiale iniziale, che serve come supporto o forma provvisoria, viene usato per ottenere il modello desiderato. Una volta che il modello è stato creato, lo stampo o il supporto vengono rimossi o messi da parte. Ciò che rimane è l’essenza pura della forma, quella che è stata effettivamente creata e che conserva la sua vera natura.

Spazio-tempo come palestra di prova, chiamata, tassello necessario quindi del percorso che spinge al compimento di ciascun individuo, spazio-tempo sono necessari ma bisogna anche distaccarsi per guardare oltre, spostarci da questa soglia. Non finisce tutto qui davanti ai nostri occhi, il materiale. C’è oltre. Dobbiamo imparare a spalancare gli orizzonti, attraversare queste soglie. Questi limiti sono permeabili. Altrimenti rischiamo di comportarci come pesci che pensano che il mondo dell’acqua sia l’unico esistente, non avendo mai messo la testa fuori e respirato i cieli.

Antonella ci esorta a vivere il cammino sulla terra come via di conoscenza delle dimensioni segrete del Cielo. Gesù ha realizzato la sua natura divina nello spazio-tempo, accettando il limite, vivendo il limite, aprendo questo canale di luce, opportunità per tutti, potenzialità che si è innervata nell’essere umano grazie all’esperienza di Gesù Cristo. Vivere lo spazio-tempo cercando di realizzare il proprio mandato, stare nello spazio-tempo ma consapevoli che il tempo appartiene all’eterno, il finito appartiene all’infinito. Che i cieli sono anche quaggiù, non lassù (vedi Antonella in Dentro il silenzio, p. 15). La terra è dentro i cieli ma li vede lassù quando non riesce a sentirli dentro di sé.

Sciogliere il blocco granitico rappresentato dalla mente: è la mente a creare il peso, la resistenza. Lo Spirito Santo, la Madre che è in Dio, accoglie ogni peso, lo trasforma in luce, ma la disponibilità della creatura è necessaria. Rispondere all’amore, farsi raggiungere.

Antonella spiega così questa citazione dal vangelo di Matteo: chi nella vita terrena si è aperto alla vita dello Spirito, chi si è fatto attraversare, chi si è fatto amare, chi ha risposto all’amore, chi si è conformato alla misura dell’ordine divino, chi è stato in quella misura, lo sarà ancora di più dopo, nella vita dopo la morte biologica. Chi invece è rimasto chiuso, attaccato al materialismo e ai falsi idoli, accrescendo il proprio ego, non potrà portare con sé queste illusioni di ricchezza al momento della morte biologica, e così ne rimarrà privo.

La rivelazione è conoscere in spirito e verità. Questa conoscenza svela l’essere nell’Essere, s’irraggia.

Lo scopo della vita terrena è la santità, la santificazione.

La santità è stare nel mondo senza appartenere al mondo, quindi liberati dallo spirito del mondo. È il segno del Regno.

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MISTICA INCARNATA

Il concetto di mistica incarnata rappresenta, a mio avviso, un tema fondamentale e distintivo nel pensiero sviluppato da Antonella. Antonella riesce a intrecciare la dimensione trascendente della mistica con l’immediatezza dell’esperienza umana, conferendo al concetto un valore profondamente concreto e universale. Questa sua elaborazione non solo arricchisce la tradizione mistica, ma la rinnova, offrendoci strumenti per riflettere su come l’esperienza del divino possa essere vissuta, incarnata e manifestata nel quotidiano.

La nozione di mistica incarnata è colonna portante, cuore, pilastro della visione di Antonella. Un concetto tronco, fulcro che regge le altri componenti. Il tronco è il punto di collegamento tra le radici e i rami, le foglie e i frutti. Antonella introduce una prospettiva in grado di superare una concettualizzazione di mistica legata al passato, a schemi culturali datati, e quindi di rispondere alla sensibilità legata alla spiritualità contemporanea. Concetto catalizzatore di trasformazione spirituale e di recupero della dimensione mistica del cristianesimo.

Quindi il cammino spirituale come processo.

Un’esortazione, un invito ad una forma di spiritualità che si esprime concretamente nell’esperienza umana.

Antonella ci spiega che l’idea di mistica incarnata si riferisce all’esperienza diretta dello Spirito, una sete di infinito e di eterno che riguarda tutti e richiede una trasformazione radicale. Ricreare l’appartenenza alla sorgente da cui proveniamo implica un cambiamento di prospettiva, che ci renda capaci di trasformare la vita nello spazio-tempo in un riflesso del il Regno dei cieli, che è la vita eterna: dimensione che vive dentro di noi e a cui siamo chiamati a risvegliarci.

Costruendo il Regno dei Cieli, Regno dell’Amore. il gerundio è una forma verbale non finita che esprime un’azione continua; per questo motivo, è in grado di riflettere molti dei concetti riguardo al percorso spirituale come processo e cammino. Regno dell’Amore: ritorno all’amore puro, originario, la sorgente di amore e luce da cui proveniamo e a cui apparteniamo. Salvezza cristiana dunque come percorso di ritorno all’amore e alla luce: guarigione, fioritura. La tensione verso il Regno dei Cieli è racchiusa nel messaggio evangelico.

Nel Regno dell’amore, è il titolo del primo capitolo del libro di Antonella Dio è Madre.

Mentre pensavo al titolo e sottotitolo per il sito, ho avvertito che l’azione continuata espressa dal tempo verbale del gerundio in costruendo il Regno dei Cieli fosse in grado di fare eco ai seguenti concetti elaborati da Antonella:

Stare nella ricerca: la tensione che ci spinge, anelito interiore, il desiderio dell’anima di ricongiungersi al grembo divino da cui proviene

Aderenza come azione continuata nel qui e ora: aderire a Dio in ogni attimo, rinnovare il nostro sì

Rinascere continuamente: farsi riplasmare, stare nell’attualità della creazione

La forza generante dell’amore divino: un flusso continuo che ci avvolge e opera in noi

Risveglio spirituale: processo continuo, mantenere viva la memoria della sorgente d’amore da cui proveniamo, mantenere vivo l’anelito

Creazione: processo sempre in atto

Rivelazione: si verifica nell’attimo presente, ogni volta che ci poniamo in ascolto e ci lasciamo permeare dalla luce divina

Beatitudine: l’amore puro che diventa generativo in noi, una generazione sempre in atto, conforto, ristoro, guarigione

Regno dei cieli: realtà interiore che una volta risvegliata dentro di noi va condivisa. Aiutare la spinta dell’amore ad espandersi, fare la nostra parte

I tre concetti di incarnazione, resurrezione, e rivelazione, che Antonella ha elaborato in modo molto originale, sono collegati strettamente alla sua concettualizzazione di mistica incarnata.

Mistica incarnata > incarnazione: l’incarnazione del Verbo in Gesù fa nascere figli, figli di Dio. La pienezza umana di Gesù, la consapevolezza raggiunta da Gesù di essere Dio in Dio, questo ritorno consapevole all’unione con la sorgente diventa una potenzialità per tutto il genere umano: la coscienza cristica. L’incarnazione è la premessa della resurrezione, spiega Antonella.

Resurrezione: resurrezione della carne come trasformazione, più viviamo la vita interiore come smantellamento interiore, più la vita dello Spirito si iscrive nel nostro essere, diventa esperienza sensibile, lascia tracce, si iscrive in noi, si imprime e diventa in-carnata, coinvolge tutto il nostro essere.

Resurrezione come risveglio alla vita eterna /divina, che implica uno spostamento dalla soglia spazio-tempo: morte di uno stato e risveglio ad un altro stato. Sono stati di coscienza, enfatizza Antonella. La resurrezione esprime lo stato dell’essere in cui la coscienza vede secondo l’infinito e l’eterno, vede secondo lo sguardo divino, la coscienza umana è assimilata nella coscienza divina. Gesù è già risorto in vita, mentre era vivo. L’Io Sono della coscienza cristica.

In Dio è Madre, Antonella sottolinea che testimoniare nel mondo la resurrezione vuol dire incarnare il Verbo, lasciare agire la divina maternità. L’essere umano è chiamato ad assumere coscienza di essere Dio in Dio, acquisire consapevolezza di un’appartenenza indissolubile, che è impressa in noi ma che dobbiamo recuperare. Acquisire consapevolezza di essere gocce dentro un corpo infinito, il frammento nell’intero. Significa che la parte è in grado di manifestare il tutto, è fatta della stessa sostanza.

Rivelazione: adesione alla vita nel momento stesso in cui essa fluisce. È il rendersi visibile, qui ed ora, della forza generante dell’amore divino. È il lento disvelarsi del Regno dei cieli sulla terra. La rivelazione è il crescere della vita dello Spirito all’interno della vita umana.

Questo percorso di risveglio (che si attua attraverso l’incarnazione, resurrezione, adesione alla vita come rivelazione), di trasformazione interiore richiede una maturazione psico-fisica: quindi la via del silenzio, ascolto interiore, via dell’abbandono, la resa, la resistenza che viene meno, scioglimento psichico, essere in grado di vedere le proprie ombre, accettare il retroscena, come lo chiama Antonella. Farsi guardare dall’amore dello Spirito durante il silenzio stando lì dove siamo, svuotarsi di ciò che è superfluo per riempirsi dell’amore puro, creando lo spazio necessario per diventare canali dell’amore.

Meister Eckhart, mistico tedesco la cui opera ha avuto un ruolo nello sviluppo del pensiero di Antonella, afferma che in questo processo di spoliazione (morte mistica), l’anima si rende conto che è essa stessa il Regno dei cieli. Questa affermazione fa eco al vangelo di Lucail Regno di Dio è dentro di noi.

Siamo chiamati ad abbracciare sia l’ aspetto individuale che collettivo nel realizzare il Regno dei cieli. Ogni individuo ha il mandato di realizzare la coscienza cristica. I risvegliati, gli eletti o gli amati, sono gli individui che rispondono all’amore divino, e vengono quindi a formare un corpo. Stessa direzione, stessa sostanza. La dimensione collettiva è quindi rappresentata dal corpo mistico che agisce per la santificazione dell’umanità: la comunità dei santi e dei risvegliati. Un corpo mistico che vibra all’unisono, come sottolinea Antonella.

Il Regno è un corpo luminoso, trasversale tra cielo e terra, visibile e invisibile insieme.

Questo ci riporta a come Antonella spiega la dimensione dello spazio-tempo (il temporale e l’eterno, il finito e l’infinito sono dimensioni, soglie). Spalancare gli orizzonti: questi limiti sono attraversabili quando la coscienza si apre.

Dimensione spazio-tempo, quindi vita terrena: ci viene offerta gratuitamente l’opportunità preziosa di risvegliare la memoria, realizzare incarnazione e resurrezione, e ricevere le in-formazioni, la geometria, la forma, che poi ci porteremo dopo la morte biologica del corpo. È simile al lavoro di un artigiano che, per creare una forma, utilizza un materiale come il gesso o un altro tipo di stampo. Il materiale iniziale, che serve come supporto o forma provvisoria, viene usato per ottenere il modello desiderato. Una volta che il modello è stato creato, lo stampo o il supporto vengono rimossi o messi da parte. Ciò che rimane è l’essenza pura della forma, quella che è stata effettivamente creata e che conserva la sua vera natura.

Spazio-tempo come palestra di prova, chiamata, tassello necessario quindi del percorso che spinge al compimento di ciascun individuo, spazio-tempo sono necessari ma bisogna anche distaccarsi per guardare oltre, spostarci da questa soglia. Non finisce tutto qui davanti ai nostri occhi, il materiale. C’è oltre. Dobbiamo imparare a spalancare gli orizzonti, attraversare queste soglie. Questi limiti sono permeabili. Altrimenti rischiamo di comportarci come pesci che pensano che il mondo dell’acqua sia l’unico esistente, non avendo mai messo la testa fuori e respirato i cieli.

Antonella ci esorta a vivere il cammino sulla terra come via di conoscenza delle dimensioni segrete del Cielo. Gesù ha realizzato la sua natura divina nello spazio-tempo, accettando il limite, vivendo il limite, aprendo questo canale di luce, opportunità per tutti, potenzialità che si è innervata nell’essere umano grazie all’esperienza di Gesù Cristo. Vivere lo spazio-tempo cercando di realizzare il proprio mandato, stare nello spazio-tempo ma consapevoli che il tempo appartiene all’eterno, il finito appartiene all’infinito. Che i cieli sono anche quaggiù, non lassù (vedi Antonella in Dentro il silenzio, p. 15). La terra è dentro i cieli ma li vede lassù quando non riesce a sentirli dentro di sé.

Sciogliere il blocco granitico rappresentato dalla mente: è la mente a creare il peso, la resistenza. Lo Spirito Santo, la Madre che è in Dio, accoglie ogni peso, lo trasforma in luce, ma la disponibilità della creatura è necessaria. Rispondere all’amore, farsi raggiungere.

A chi ha, sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha (Mt 13,12)

Antonella spiega così questa citazione dal vangelo di Matteo: chi nella vita terrena si è aperto alla vita dello Spirito, chi si è fatto attraversare, chi si è fatto amare, chi ha risposto all’amore, chi si è conformato alla misura dell’ordine divino, chi è stato in quella misura, lo sarà ancora di più dopo, nella vita dopo la morte biologica. Chi invece è rimasto chiuso, attaccato al materialismo e ai falsi idoli, accrescendo il proprio ego, non potrà portare con sé queste illusioni di ricchezza al momento della morte biologica, e così ne rimarrà privo.

La rivelazione è conoscere in spirito e verità. Questa conoscenza svela l’essere nell’Essere, s’irraggia.

Lo scopo della vita terrena è la santità, la santificazione.

La santità è stare nel mondo senza appartenere al mondo, quindi liberati dallo spirito del mondo. È il segno del Regno.

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