Vorrei ritornare alle bellissime parole di Gesù che si trovano in Matteo 5, 13-16, e che ho commentato nell’articolo precedente:
Voi siete il sale della terra e la luce del mondo
Mi colpisce molto che Gesù non dica dovete diventare, Gesù dice voi siete.
Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo. È una rivelazione di identità. Quindi, voi siete già portatori di una realtà divina. La santità come natura intrinseca, come missione da realizzare. Il problema non è diventare luce come se fosse qualcosa di nuovo che non ci appartiente, il problema è non coprirla. Il problema non è produrre sapore, il problema è non perdere il sapore di ciò che già siamo di natura. Substanzialità, come dice Antonella. Figlio di Dio. Proveniamo da quella sorgente di Amore e Luce.
La vita spirituale allora consiste principalmente nel custodire un dono originario, lasciarlo riaffiorare. Questo è il cuore nascosto del Vangelo. Memoria profonda e risveglio, secondo l’insegnamento di Antonella. I velami, le pesantezze che accumuliamo nella vita che oscucrano la nostra vita spirituale, appesantiscono l’anima. La levita invece, volare sulle ali della grazia dice Antonella, quando offriamo tutto allo Spirito, quando lasciamo sciogliere queste incrostazioni.
Un secondo elemento rivelatore: sale e luce sono realtà per gli altri, nel senso, nessuna delle due immagini esiste per se stessa. Entrambe esistono in relazione. Questo significa che l’identità di coloro che si mettono alla sequela, che custodiscono la Parola, è intrinsecamente relazionale. Inoltre, la lampada si accende da un fuoco già esistente. Il discepolo non è la sorgente della luce. È il luogo dove la luce passa.
Non si è sale “per sé”. Non si è luce “per sé”. Si è tali solo nella misura in cui lo si è per gli altri. È una delle affermazioni più profonde sull’ essere umano nel Vangelo: l’essere umano diventa pienamente se stesso solo quando vive come dono.
Anche da notare che Gesù non dice: “Se il sale diventa veleno…” Dice invece: “Se il sale perde il sapore…” La vera tragedia spirituale è diventare insipidi, morte spirituale, come la chiama Antonella. È la morte lenta dell’anima. Una vita può essere moralmente corretta, eppure completamente senza sapore.
Guardiamo adesso al testo greco, perché nasconde a questo riguardo un dettaglio misterioso molto importante, spesso perso nella traduzione.
La frase greca è:
ἐὰν δὲ τὸ ἅλας μωρανθῇ
ean de to halas mōranthē
Letteralmente significa:
“se il sale diventa folle/stolto”, non “insipido” “senza gusto”. Stolto. Un’immagine impossibile, un paradosso. È come dire: Se l’acqua smettesse di essere bagnata.
Una contraddizione ontologica.
I Padri del Deserto hanno visto nell’uso di questo lessico qui qualcosa di sconvolgente: il discepolo può perdere non solo la sua missione,
ma la sua identità spirituale più profonda.
Il verbo greco morainō indica: perdita di senso, perdita di orientamento, in senso simbolico oscuramento dell’intelligenza del cuore Non è un peccato morale, ma cecità interiore. Una specie di “anestesia dell’anima”. Velame, come lo chiama Antonella.
Interessante notare come lo stesso verbo greco compare quando Gesù dice (Matteo 7, 24-27):
“chi ascolta le mie parole e non le mette in pratica è come un uomo stolto (moros) che costruisce sulla sabbia”
Quindi il sale che “diventa stolto” è una vita che ha perso il contatto con la sorgente della vita e della verità. Questo è il vero dramma spirituale secondo il Vangelo.
Agostino dice:
“Il sale è la sapienza spirituale che preserva dalla corruzione.”
Per lui perdere sapore significa perdere il fervore dell’amore. Smettere di ardere interiormente.
Origene interpreta il sale come la capacità di comprendere il senso profondo della Parola. Quando il sale perde sapore significa che la Buona Novella del Vangelo diventa lettera morta, conoscenza sterile, sapere senza trasformazione.
Origene dice qualcosa di stupendo:
“Chi possiede la parola senza lo Spirito è come sale senza sapore.”
Nei Padri siriaci troviamo una lettura bellissima: il sale è l’amore che si scioglie per dare vita.
Perdere sapore significa: quando l’amore si raffredda, quando il cuore si indurisce.
Sant’Efrem dice:
“Il sale è il cuore che sa sciogliersi”
Gesù non dice: “Se il sale cade” o “se il sale viene rubato”. Dice: “se diventa stolto”. Questo implica che il cambiamento non viene dall’esterno, ma dall’interno. È una auto-dissoluzione spirituale.
La luce non viene spenta dal mondo, ma dalla mancanza di vigilanza del cuore.