L’ultimo discorso di Gesù si trova nel Vangelo di Giovanni, capitoli 13-17. Questa parte del Vangelo descrive gli insegnamenti che Gesù impartisce ai suoi discepoli durante l’Ultima Cena, poco prima del suo arresto e crocifissione.
Il seguente versetto dal commiato di Gesù si trova in Giovanni 17, 3:
Τὸ δὲ αἰώνιον ἐστίν, ἵνα γινώσκωσίν σε τὸν μόνον ἀληθινὸν Θεὸν, καὶ ὃν ἀπέστειλας Ἰησοῦν Χριστόν.
Tò dè aiṓnion estín, hína ginṓskōsin sè tòn mónon alēthinòn Theón, kaì hòn apésteilas Iēsoûn Christón
“Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo”
Vorrei leggere questo versetto alla luce dell’insegnamento di Antonella.
Aiṓnios non significa semplicemente “senza fine” nel senso cronologico ma indica una qualità del tempo: il tempo trasfigurato, partecipazione alla vita divina. L’“eterno” è il presente di Dio che irrompe nel tempo umano: una pienezza di senso.
Il verbo ginōskō (“conoscere”) in greco biblico ha un valore esperienziale, relazionale, non puramente intellettuale. Conoscere Dio significa entrare in comunione, lasciarsi trasformare dal suo amore. È lo stesso verbo usato per l’unione sponsale (“Adamo conobbe Eva”): un conoscere che implica intimità, unione, fecondità spirituale.
Apostéilas (dal verbo apostéllō, “mandare”) indica la missione: Gesù è l’inviato, il segno concreto dell’amore del Padre nel mondo. Conoscere il Padre e conoscere il Figlio sono un solo atto: in Cristo, il volto invisibile di Dio si è fatto visibile.
L’esperienza della vita eterna passa dunque attraverso la relazione viva con il Verbo incarnato. Gesù stesso è questa apertura: il Figlio che, rivelando il Padre, restituisce all’uomo la sua verità divina.
In questa frase, Gesù definisce la vita eterna come uno stato di conoscenza-amore che inizia già nel presente. La vita eterna è ricevere questo amore, diventarne canale, manifestazione, e vivere in questa relazione, che è conoscenza trasformante. Dunque unione fra tempo ed eterno, tra coscienza umana e coscienza divina.
L’“homo spiritualis”, elaborato da Antonella in L’eterno nel tempo (Castelvecchi Editore, 2025): vivere la propria esistenza come relazione continua con la Fonte.
L’eternità, così, non è dopo la morte, ma nel cuore del tempo: è il presente che si apre alla luce. È l’esperienza che trasforma l’essere umano da homo sapiens a homo spiritualis.