Maria Maddalena

Mercoledì 22 luglio è stata la festa di Santa Maria Maddalena. Nel 2025, Antonella ha pubblicato un meraviglioso volume, Passione secondo Maria Maddalena https://www.lindau.it/Autori/Antonella-Lumini

che ho recensito per Il Regno https://www.misticaincarnata.it/wp-content/uploads/2024/11/Segnalazione-Lindau-Regno-attualita-12-2025.pdf

In occasione della ricorrenza di Santa Maria Maddalena, vorrei condividere una riflessione, rileggendo il potentissimo racconto nel capitolo 20 del Vangelo di Giovanni.

Il racconto comincia nel buio. Maria Maddalena si reca al sepolcro “quando era ancora buio”. È il buio che precede l’alba, ma è anche il buio profondo della sua condizione interiore. Gesù è morto. Dolore insostenibile. Eppure Maria Maddalena  cammina. Non sa che cosa troverà né che cosa potrà fare. Si mette in cammino semplicemente perché ama, il suo amore la conduce verso il luogo della perdita. La fede è fedeltà.  Lei  non ha ancora visto la resurrezione, eppure il suo cuore è già completamente rivolto verso Cristo. Affidamento totale. Il suo amore è già in cammino verso la Pasqua. La luce pasquale la trova sulla via. 

Maria Maddalena   “rimane”, ecco il verbo “rimanere” che usa spesso Giovanni, ad esempio in “Rimanete in me e io in voi”. Pietro e l’altro discepolo erano già giunti al sepolcro e poi erano andati via correndo. Lei, invece, resta, il restare di cui parla spesso Antonella. Lei non fugge dal luogo della perdita, rimane e vive pienamente il dolore della perdita. Consumandolo, lo consegna. Non cerca di riempirlo con risposte o consolazioni, lo abita con le proprie lacrime. Il dolore non viene negato, la ferita non viene nascosta.  La Maddalena  resta interamente presente alla propria sofferenza. Ed è proprio lì che avviene l’incontro, incontra il Risorto nel luogo stesso della perdita. Il luogo dell’assenza diviene il luogo della presenza. Il sepolcro, che per lei rappresentava la fine, diventa la soglia di un incontro nuovo. 

Questo è il paradosso pasquale: ciò che appare come il luogo della morte, quando pienamente vissuto e affidato allo Spirito, diventa il principio di una vita nuova. Maria Maddalena non supera il buio attraverso uno sforzo di volontà, ma lo attraversa nell’amore, nella fiducia. Non fugge ma vive e porta la propria fragilità, il proprio smarrimento.

C’è poi un momento potentissimo: Gesù la chiama per nome. Il suo nome viene pronunciato da dentro al sepolcro. “Maria!” La chiamata. In quella voce, Maria riconosce che la morte non ha spezzato la relazione. Colui che la conosceva continua a conoscerla; colui che l’aveva chiamata continua a chiamarla, anche nel luogo della perdita, continua a vederla, amarla. La relazione rimane personale. Ogni volta che Gesù chiama qualcuno nel Vangelo, è come l’inizio di una vita nuova. La persona chiamata per nome si scopre vista, accolta, incoraggiata, amata e riconsegnata a se stessa con uno sguardo nuovo. È lo sguardo di Gesù che si posa interamente sull’essere umano: uno sguardo che è un invito, raggiunge ciò che è più profondo, attraversa fragilità e paure e restituisce alla persona la verità di ciò che è chiamata a diventare.

“Non mi trattenere”, dice Gesù. L’amore pasquale apre a una forma nuova di comunione. Trasformazione. Apri le mani, lascia che il nostro amore diventi annuncio, testimonianza e dono. Prima Maria Maddalena deve consegnare la propria paura e il proprio dolore; ora deve consegnare anche il desiderio di trattenere ciò che ama. Maria di Magdala giunge al giardino cercando ciò che crede di avere perduto. Ma il Risorto le dona una relazione trasformata. Ella non può trattenerlo, perché ormai Cristo non appartiene più al tempo/spazio del tempo finito, è presenza da vivere, amore che si consegna, vita che chiede di essere annunciata e incarnata. 

Maria viene quindi inviata: “Va’ dai miei fratelli”. Colei che era giunta al sepolcro piangendo diventa annunciatrice della risurrezione. Colei che cercava un corpo morto diventa la prima testimone della vita nuova. L’apostola degli apostoli.

Il suo cammino come un intero itinerario spirituale: entra nel buio, cerca, rimane, piange, viene chiamata per nome, riconosce, lascia andare e infine viene inviata. La sua paura, il suo dolore viene trasformata in testimonianza. Il luogo della perdita diventa il luogo della chiamata. E Maria, che all’inizio diceva: “Hanno portato via il mio Signore”, alla fine può annunciare “Ho visto il Signore”, esperienza del Cristo Risorto. 

Rimani, perché io possa raggiungerti. “Maria”. Forse tutta la sua rinascita è racchiusa in questo nome pronunciato. Nel momento in cui Cristo la chiama, Maria rinasce e scopre che, anche nella perdita, è rimasta custodita nella relazione. La sua vita è ancora chiamata e amata da Colui che ha attraversato la morte. Lei entra nel giardino pensando che tutto sia finito. Ne esce portando dentro di sé un inizio che non avrà più fine. Chiamata per nome, inviata verso la Luce.

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