Eschaton

Il termine greco èschaton (ἔσχατος, “ultimo”), presente nel Nuovo Testamento, offre spunti di riflessione profondi sulla natura del tempo e del compimento nella teologia cristiana. Antonella esplora questo concetto in diverse occasioni, offrendo una prospettiva che desidero approfondire.

Nella visione di Antonella, l’èschaton– il compimento finale verso cui tende la coscienza che ha maturato la visione del Dio trinitario- si manifesta come unità del molteplice, che non è semplicemente un ideale spirituale ma una realtà concreta che si realizza attraverso l’incarnazione dell’amore divino nel mondo. Il punto di arrivo e di compiutezza è l’incarnazione, ponte tra terra e cielo. La coscienza che ha maturato la visione del Dio trinitario riconosce la molteplicità come via verso la pienezza.

Lo Spirito dona fisionomia anche al corpo comunitario, che non è più un noi, ma diventa un corpo mistico, un Io Sono universale. Comunione di spirito in quanto ognuno è sintonizzato con la volontà divina, con l’amore divino, che testimonia con la propria vita. L’espressione Un solo corpo, un solo spirito (Ef 4,4), ripresa a pagina 204 del suo Spirito santo: divina maternità, amore in atto, sottolinea come il cammino spirituale non sia un distacco dalla materia, ma una trasfigurazione dell’esistenza che coinvolge l’intero essere umano. Antonella spiega che la pacificazione si compie innanzitutto nello spirito e, da questo stato interiore, si irradia all’esterno, manifestandosi in carismi e doni come la compassione e l’amore. È la forza che nasce dall’interno a plasmare l’aspetto esteriore; lo spirito conferisce forma al corpo visibile, orientando pensieri, parole e azioni. Chi attinge alla fonte e si lascia riempire dallo Spirito, diventa parte di un solo corpo. Come afferma Paolo: Uno solo è Dio che opera tutto in tutti (1Cor 12,6). Lo Spirito dà fisionomia al corpo comunitario, che non è più una somma di individualità – un semplice noi – ma si trasforma in un corpo mistico, un Io Sono universale. Essere in comunione nello Spirito significa conformarsi all’ordine divino (agire creativo) e partecipa attivamente all’amore che opera e si riflette in ogni aspetto della vita. Questa sintonia è un dinamismo che fa fiorire le potenzialità di ciascuno e testimonia l’amore divino nel mondo.

Queste affermazioni rivelano il senso profondo del mistero trinitario: un flusso d’amore che crea, riconcilia e unisce. L’èschaton – il compimento verso cui tende la coscienza che ha contemplato e maturato la visione del Dio trinitario – è l’unità del molteplice, punto culminante della storia della salvezza, compimento del piano di Dio, che si realizza pienamente in Cristo con la sua morte e risurrezione (vedi 1 Corinzi 15).

Antonella evidenza che un solo corpo, un solo spirito è l’annuncio potente che risuona nel cuore della comunità cristiana. Questo messaggio apre alla visione di una realtà in cui tutte le differenze possono emergere liberamente e trovare armonia. Riconciliazione profonda, resa possibile perché le relazioni sono mediate e sostenute dallo Spirito Santo, dall’amore che incessantemente genera amore.

Significativo questo passaggio:

La risurrezione di Gesù costituisce il compimento dell’essere umano, produce una forte accelerazione del tempo, investendo con potenza la natura umana.

La pienezza consiste quindi nella costante trasformazione operata dallo Spirito Santo su ogni pesantezza e oscurità sedimentata nell’anima.

Il “corpo psichico”, ossia l’insieme del piano
emotivo e pulsionale che investe la volontà, deve essere purificato
affinché la persona possa riflettere l’immagine
vera, tersa, luminosa, per cominciare a partecipare

della vita del Regno.

Il “corpo pneumatico” si sviluppa all’interno
del corpo psicosomatico via via che questo si libera da
tutti gli attaccamenti e vincoli che lo legano,
come si può riscontrare nei santi.


Il ‘primo uomo’ qui sta a indicare la natura umana stessa, vivificata fin dal principio dal soffio dello Spirito, e sempre in evoluzione. C’è una crescita che investe il singolo individuo, ma allo stesso tempo una maturazione che attraversa la storia permettendo la realizzazione di passaggi che dilatano la coscienza.


I tempi escatologici iniziano con l’incarnazione,
dinamicizzando il processo di trasformazione

che spinge verso l’èschaton,
verso quel punto di ricapitolazione in cui il tempo avrà esaurito il suo compito e tutto sarà armonizzato nell’amore.

Antonella Lumini, Spirito Santo, p. 192-193

Vorrei aprire una riflessione sul significato di corpo psichico e corpo pneumatico usati da Antonella nel passaggio sopra.

Nella teologia cristiana, il termine greco di genere neutro pneuma (πνεῦμα) riveste un’importanza fondamentale, traducendosi solitamente con “spirito”. Per comprendere appieno il suo significato, è necessario qui accennare alle radici linguistiche e al suo utilizzo nel contesto biblico e teologico (che riprenderò in altre occasioni).

Pneuma deriva dal verbo pneo (πνέω), che significa “soffiare”, “respirare”. Questo legame con il respiro e l’aria conferisce al termine una connotazione di vitalità, energia e forza. Nel contesto della teologia cristiana, pneuma assume un significato specifico e profondo, riferendosi principalmente a:

  • spirito umano: pneuma può anche riferirsi allo spirito umano, la parte immateriale dell’uomo che lo mette in relazione con Dio. In questo senso, pneuma distingue l’uomo dagli altri esseri viventi, dotandolo di coscienza, ragione e capacità di comunione con il divino
  • Spirito Santo: pneuma è il termine utilizzato per designare la terza persona della Trinità, lo Spirito Santo. In questo contesto, pneuma indica la presenza e l’azione di Dio nel mondo e nella vita dei credenti. Lo Spirito Santo è la forza vivificante che guida, consola, illumina e santifica.

Vediamo come appare pneuma nell’Antico e nel Nuovo Testamento:

  • Antico Testamento: pneuma, che corrisponde al termine ebraico femminile rùah, ha una gamma di significati simile, tra cui vento, soffio, spirito, alito di vita. Abbiamo visto che rùah è spesso usato per riferirsi allo Spirito di Dio, la forza creatrice e vivificante che opera nel mondo (vedi anche il volume di Antonella Spirito santo: divina maternità, amore in atto)
  • Nuovo Testamento: nel Nuovo Testamento, pneuma assume una centralità ancora maggiore, soprattutto in riferimento allo Spirito Santo. Interessante notare che in Giovanni 4, 24 troviamo πνεῦμα ὁ θεός: “tradotto Dio è Spirito”.

Nella teologia cristiana, si è sviluppata una concezione tricotomica dell’uomo, che lo distingue in tre parti:

  • corpo (soma, σῶμα): la parte materiale e fisica.
  • anima (psychē, ψυχή): la parte psichica, che comprende le emozioni, i sentimenti e la volontà.
  • spirito (pneuma, πνεῦμα): la parte spirituale, che mette l’uomo in relazione con Dio.

Questa distinzione non è universalmente accettata nella teologia cristiana, con alcune tradizioni che preferiscono una visione dicotomica (corpo e anima/spirito).

Quando Antonella usa il termine corpo pneumatico (vedi citazione sopra, e anche sua spiegazione a p.85 di Mistica e coscienza), si riferisce quindi alla parte spirituale dell’essere umano. Il concetto di corpo pneumatico, nella visione di Antonella, si riferisce a una trasformazione interiore e spirituale; questo corpo, che si sviluppa all’interno del corpo psicosomatico (cioè il corpo fisico e psichico), rappresenta la dimensione spirituale che si rafforza e prende forma man mano che l’individuo si libera dagli attaccamenti materiali, dalle passioni disordinate e dai condizionamenti dell’ego. Possiamo allora dire che appare evidente come nell’insegnamento di Antonella il corpo pneumatico è il corpo trasfigurato e guidato dallo Spirito Santo, che si manifesta in coloro che vivono una profonda unione con Dio. Questo corpo non è separato dal corpo fisico, ma lo trascende e lo illumina, rendendolo strumento di grazia e amore. Quindi corpo pneumatico come compiutezza dell’essere, frutto di un lungo cammino di liberazione, apertura, e incarnazione dell’amore e della luce divina. I santi ne sono testimoni viventi: in loro il corpo pneumatico si fa presenza tangibile, espressione di un’anima radicata nel divino e libera dalle catene del mondo materiale.

Nella sezione Conclusioni, (nel volume Spirito santo), mi colpisce profondamente la riflessione di Antonella, che qui desidero richiamare per punti.

Il Verbo incarnato, morto e risorto, è il canale aperto attraverso il quale lo Spirito si effonde sull’umanità. Questa effusione è risurrezione: dono eterno di un amore che non viene mai meno e che interpella ogni essere umano. Aprirsi a questo dono significa accogliere la sua azione dentro di noi, come acqua pura che lava, rigenera e disseta; come fuoco che brucia, dissolve e riscalda.

Quando l’amore è fermo e non teme la verità, perché la accoglie fino in fondo, diventa santo e santificante. È l’amore donato dallo Spirito, un amore che cresce e prende dimora nella carne dell’umanità, trasfigurandola e rendendola partecipe della santità divina.

Ricevere lo Spirito significa lasciarlo agire liberamente. È permettere alla forza dell’amore di consolarci e di trasformarci. È un amore che purifica lo sguardo dal giudizio con cui ci condanniamo e condanniamo gli altri, rompendo quel perverso circolo vizioso che alimenta disperazione e odio.

Accogliere lo Spirito Santo significa lasciare che esso fronteggi lo spirito del mondo che spesso domina il nostro cuore. L’amore non combatte questo spirito, non lo teme: lo smaschera, facendolo cadere nella sua inconsistenza. L’amore, al contrario, non lotta né aggredisce: sorge, come la luce. L’inganno dello spirito del mondo è privo di sostanza, ma acquisisce forza attraverso la paura.

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