Nel pensiero di Antonella, e questo è particolarmente evidente nel suo volume Mistica e coscienza. Vedere dentro (2024), l’esperienza mistica è strettamente connessa al concetto di coscienza.
Antonella, con una formazione specializzata in Filosofia, richiama spesso la tradizione della filosofia greca, che ha avuto un impatto determinante sulla nascita del pensiero cristiano. Nell’antichità, la coscienza era intesa come esperienza interiore radicata nella conoscenza profonda di sé. Pensatori come Platone e Plotino ci ricordano che la vera conoscenza implica un confronto continuo tra ciò che proviene dall’esterno e ciò che è inscritto nel profondo di noi stessi. Plotino, uno dei riferimenti fondamentali del pensiero neoplatonico, descrive la contemplazione come un processo di autoriflessione: un movimento dell’anima che rimane radicata in sé stessa, evitando dispersioni verso l’esterno. Questo processo implica una risalita verso l’Uno, il principio originario.
Antonella spiega che la tradizione biblica enfatizza la centralità del cuore (lev in ebraico). Il cuore è il luogo dell’ascolto, il contenitore della sapienza originaria impressa nell’essere con l’atto creativo. La coscienza, intesa etimologicamente come cum scire (“conoscere insieme”), opera questo confronto continuo tra esterno e interno, tra ciò che i sensi percepiscono e ciò che il cuore riconosce come vero. Senza questo confronto, si rischia di smarrirsi in apparenze illusorie o inganni della mente.
In questa prospettiva, spiega Antonella, la mistica e la coscienza non sono opposte, ma complementari. La mistica apre la strada alla conoscenza sapienziale, mentre la coscienza la integra e la rende operativa nella vita quotidiana. Questa dialettica è il motore dell’evoluzione spirituale: un processo che consente alla sapienza profonda inscritta in noi di emergere e incarnarsi. È una via che unisce l’interiorità alla realtà esterna, il mistero al sensibile, portando a una visione sempre più ampia e inclusiva del reale.
Un altro punto fondamentale su cui Antonella spesso pone l’attenzione è il rapporto con la scienza e il metodo scientifico, sottolineando che non si può prescindere dall’integrazione tra i due piani: quello esteriore, materiale, e quello interiore, spirituale. Una conoscenza che ignora il confronto con l’interiorità perde il senso profondo del reale, e rischia di diventare un sapere frammentato, incapace di guidare verso la verità ultima. Solo un dialogo tra scienza e sapienza può condurre a una comprensione completa e armoniosa del mistero dell’esistenza. La scienza, quando si muove senza equilibrio, rischia di diventare una ricerca a ruota libera. Anche nella Bibbia, spiega Antonella, il fondamento della conoscenza è la prudenza. La scala che scende dal cielo va salita gradualmente; cercare di costruirla da soli, come nella Torre di Babele, diventa un atto titanico destinato al fallimento, poiché nasce dalla sfida e non dalla sapienza.
Per questo, la scienza deve integrarsi con una via sapienziale e contemplativa. Quest’ultima è una conoscenza recettiva, che si fa canale di ciò che è inscritto nel profondo dell’essere umano. È proprio questa unione che permette di cogliere il significato autentico di coscienza, intesa come cum scire, “conoscere insieme” interno ed esterno.
Nella prospettiva di Antonella, lo spazio-tempo, dal punto di vista spirituale, può essere inteso come una manifestazione limitata dell’eterno e dell’infinito. È la dimensione in cui l’energia si aggrega in forme e misure. Tuttavia, non esiste una linea netta di demarcazione tra misurabile e incommensurabile: avanzando nella conoscenza, ci si spinge verso l’infinitamente grande o piccolo, ma non si può pensare di misurare l’infinito, poiché esso non è uno spazio illimitato ma l’assenza stessa di spazio; così come l’eterno non è un tempo che non finisce mai, ma l’assenza di tempo.
L’esperienza contemplativa è una via che affina progressivamente i sensi, portando a percepire la realtà con una sensibilità sempre più nitida. È un cammino personale, unico per ciascuno, ma con tratti comuni che emergono da tutte le tradizioni mistiche. Questa esperienza ci riporta al nucleo della nostra anima, che è radicata nelle dimensioni superiori e vibra in sintonia con l’infinito.
La via mistica è un cammino, un radicamento. Antonella ci invita a riscoprire la mistica come strumento di consapevolezza, trasformazione, e guarigione spirituale.