Nel pensiero di Antonella, la passione, la morte e la resurrezione di Gesù formano un atto unico; vorrei riflettere su alcuni aspetti di questa elaborazione, mantenendomi dentro la prospettiva elaborata da Antonella.
La passione può essere letta come la fatica di sfondare il muro della morte, che rappresenta una prospettiva chiusa della coscienza. Per infrangere questo muro è necessario attraversare la pesantezza e l’oscurità della morte, assenza di luce e di apertura.
Più ci lasciamo raggiungere da questo amore puro, che è radicato nel profondo di noi, più possiamo conformarci a esso. Cristo stesso che vive in noi. Questo ci richiede una crescita e una maturazione incarnata.
Antonella ha spesso spiegato che il concetto di resurrezione dei corpi non si riferisce all’immortalità dell’anima (come l’immortalità dell’anima in Platone), ma all’irradiazione della vita divina attraverso la materia.
È un percorso che ci invita ad attraversare e sfondare i limiti chiusi della nostra percezione mentale. Riconoscere che apparteniamo all’infinito eterno.
La resurrezione come elevazione della vita incarnata. Questo è il cammino di trasformazione, un atto di continua scoperta e riconnessione con l’amore puro che ci anima e ci guida. Amore che è tenerezza, conforto che riscalda, sostiene, nutre, cura, sana. Accoglie le fragilità e le trasforma in possibilità.
Solo sentendoci nel bisogno possiamo accogliere la misericordia divina e aprirci a una dimensione d’amore più profonda.
L’esperienza di Gesù è un cammino umano che batte il sentiero per tutti.